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Rete Zero PFAS: “Dati preoccupanti dalle analisi dei campioni in Toscana”

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“Secondo l’ultimo monitoraggio ambientale di Arpat sui corpi idrici solo il 65% delle acque campionate può essere considerato di qualità buona”.

 

5 settembre 2025

Dopo un mese dal precedente pubblichiamo un nuovo comunicato dalla Rete Zero PFAS Italia che rende noti altri dati preoccupanti derivanti da analisi di campioni di acque potabili e di superficie prelevati in Toscana negli ultimi mesi ed effettuate a proprie spese in un laboratorio certificato da Accredia. 

A rendere evidente la pervasività dei PFAS  oltre i confini del Veneto è stata Greenpeace che tra il 2024 e il 2025 ha realizzato due indagini analitiche indipendenti, certificate da laboratori accreditati. Di recente la Rete Zero PFAS Italia si è attivata e ha condotto anch’essa analisi indipendenti in varie regioni.

In Toscana sono stati ben 46 prelievi di acque i cui risultati sono stati rappresentati in una mappa messa a disposizione di tutti i cittadini. Le associazioni e i comitati facenti parte dalla Rete, a fronte di quella che appariva una situazione preoccupante e data l’inerzia delle istituzioni, si sono preoccupati e organizzandosi in maniera autonoma e autofinanziata hanno prelevato negli ultimi mesi campioni di acque potabili e di superficie che sono poi stati analizzati in un laboratorio certificato da Accredia.

Le analisi sono state effettuate in Veneto, Liguria, Lombardia, Abruzzo, Toscana. Le associazioni e i comitati della Toscana, coordinandosi alla Rete, hanno svolto alcuni prelievi di acqua potabile (di privati cittadini erogata dai gestori idrici, da fontanelli, acqua in bottiglia), approfondendo soprattutto lo stato delle acque superficiali (fiumi, torrenti, laghi, canali, acque di transizione come foci dei fiumi e acque costiere) nelle aree in prossimità di insediamenti industriali.

I punti di prelievo sono stati in tutto 46 localizzati in quasi tutte le province. La maggior parte delle analisi concerne i Pfas, altre comprendono anche i metalli pesanti (23 caratterizzazioni di metalli pesanti) e alcune sono limitate (solo) a questi ultimi. La mappa Toscana Pfas e Metalli pesanti è consultabile online.

Riguardo i metalli pesanti, le analisi indipendenti delle associazioni dimostrano ad esempio che nel Fosso dei Noni a Massa Marittima (Gr), vicino all’area mineraria, sono presenti in misura fuori norma per lo scarico in acque superficiali i seguenti metalli pesanti: alluminio in 23424,53 µg/L (limite consentito 1000 µg/L), cadmio 941,5 µg/L (limite consentito 20 µg/L), piombo 262,29 µg/L (limite consentito 200 µg/L), rame 81672,56 µg/L (limite consentito 100 µg/L), selenio 176,29 µg/L (limite consentito 30 µg/L), zinco 609256,02 µg/L (limite consentito 500 µg/L).

Riguardo i PFAS (36 campioni) le analisi hanno ricercato 58 molecole a fronte delle tre riportate nel rapporto Arpat (PFOA, PFOS, PFBS) in tutte le province toscane indagate. Per brevità commentiamo solo il parametro Somma PFAS della direttiva europea sulle acque potabili che entrerà in vigore a gennaio 2026. Tale limite sarà 100 ng/L. Una normativa sullo scarico in acqua di superficie non esiste ancora ma non per questo si deve consentire di inquinare in maniera indiscriminata.

Nelle acque potabili toscane prelevate ai fontanelli o in civili abitazioni la presenza di PFAS ha avuto andamenti diversificati: in certi casi è stata riscontrata la presenza di queste sostanze in quantità tutt’altro che trascurabile (Prato e Carrara) sebbene nei limiti di legge. PFAS sono stati trovati anche in una bottiglia di acqua minerale di pregio della regione così come nei pozzi privati.

Per quanto concerne le acque superficiali nella provincia di Firenze, a valle dell’attività di stoccaggio rifiuti Molin Nuovo Empoli, sono stati registrati valori di 116,8 ng/L mentre presso il deposito Eni di Calenzano sono stati trovati 2775,8 e 612,5 ng/L. A Livorno un canale scolmatore vicino via Aurelia presentava 794,4 ng/L e in acqua superficiale vicino a del terreno di riporto a Collesalvetti si sono registrati 100,9 ng/L.  A Pistoia, a valle della discarica Cassero, abbiamo trovato 2118,2 ng/L mentre ad Arezzo si sono registrati 7327,2 ng/L vicino alla discarica Podere Rota nel borro di Riofi. Una situazione tutt’altro che tranquillizzante.

Secondo una recente dichiarazione di Arpat “i parametri critici per i nostri corsi d’acqua, che determinano lo scadimento dello stato chimico, sono: PFOS, mercurio nichel, benzo-pirene, cadmio. Da attenzionare anche arsenico e cromo totale. Le criticità sono distribuite quasi uniformemente nelle stazioni di monitoraggio di valle ma non spetta ad Arpat effettuare indagini che solo la magistratura può fare per capire chi continua a immettere nell’ambiente tali sostanze pericolose”.

Arpat nel suo ultimo monitoraggio ambientale su corpi idrici per il triennio 2022-2024 testimonia che solo il 65% delle acque campionate può essere considerato di qualità buona, a fronte dell’86% del triennio precedente. Quindi un rapido aumento di sostanze tossiche nell’acqua è ben visibile.

Le Regioni stabiliscano subito valori limite alle emissioni in acque superficiali. Abbiamo chiesto a Patrizia Pretto, biologa ambientale di cui si avvale la Rete, una valutazione circa i limiti tabellari di legge: “Questi rappresentano una concessione a inquinare l’acqua entro una soglia di sicurezza sulla base di lunghi e costosi studi scientifici. Non è però un obbligo per il cittadino accettare sostanze tossiche che non dovrebbero essere minimamente presenti nell’acqua, cibo, aria e che sono immesse nell’ecosistema da attività industriali irriguardose della salute di tutti. Ci teniamo a ribadire che la popolazione ha scoperto solo negli ultimi anni di essere a contatto con una nuova classe (i PFAS) di sostanze cancerogene e potenzialmente cancerogene, la cui azione va a sommarsi ad altri inquinanti di cui invece si conosceva già la presenza”.

Rete Zero PFAS Italia

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