Nel 2025 il Comune di Rosignano ha chiesto uno studio epidemiologico retrospettivo per analizzare mortalità e ricoveri dell’area circostante.
di Marcello Bartoli
8 maggio 2026
ROSIGNANO (Li) – La presenza dello stabilimento Rosignano Solvay, alle porte di Livorno, ha causato negli anni l’inquinamento del tratto di costa a sud dell’abitato. Le cosiddette Spiagge bianche sono formate infatti dagli scarichi dell’adiacente industria chimica. Per il 90% si tratta di calcare cotto e finemente tritato e per il 10% circa di cloruro di calcio.
Il sito, secondo l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), è tra i 15 tratti costieri più inquinati del Mediterraneo a causa degli “sversamenti di gesso e calcare, metalli pesanti bioaccumulabili quali mercurio, arsenico, cadmio, cromo e piombo”.
L’ultimo anno ha riacceso il tema delle responsabilità sanitarie. La pronuncia più recente nella cronaca giudiziaria riguarda Romano Posarelli, ex lavoratore dello stabilimento: il Tribunale di Pisa ha condannato la Asl Toscana Nord Ovest a risarcire i familiari per diagnosi tardiva del tumore al polmone, legato all’esposizione ad amianto durante l’attività in Solvay. Il caso si innesta su un precedente percorso giudiziario in cui Solvay era già stata condannata al risarcimento, con pronunce confermate in appello e poi in Cassazione.
Solvay descrive il sito come produttore di carbonato e bicarbonato di sodio, sostenendo che lo scarico principale sia costituito da residui di calcare naturale. Ma la fotografia pubblica dell’area è più complessa: Arpat aveva classificato le acque marine davanti allo scarico con stato chimico “non buono” per superamenti di mercurio e tributilstagno, precisando che il mercurio era stato influenzato in modo determinante dal contributo antropico dello stabilimento.
Le criticità non riguardano solo l’acqua: sedimenti, accumuli, metalli pesanti storici, erosione costiera e percezione del rischio convivono con una spiaggia diventata simbolo turistico e insieme caso ambientale. Ispra ha inserito lo stabilimento fra gli impianti oggetto di controlli programmati, segno che l’area resta sotto osservazione amministrativa e tecnica.
La domanda decisiva, però, è sanitaria: quanto tutto questo ha inciso su residenti e lavoratori? Nel 2025 il Comune di Rosignano ha avviato con l’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), con sede centrale a Pisa, uno studio epidemiologico retrospettivo per analizzare mortalità e ricoveri e anche per verificare eventuali addensamenti statistici e possibili associazioni con fonti inquinanti locali, incluse le emissioni del polo industriale.
È qui che le sentenze assumono un significato più largo: non chiudono il caso Rosignano, lo tengono aperto. La giustizia ha già riconosciuto danni individuali da esposizione professionale, ora la sfida è stabilire, con dati aggiornati e trasparenti, se esista anche un impatto misurabile sulla salute collettiva.



















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