Dal 24 al 27 settembre un mosaico di espositori e filiere corte, biodiversità, agricoltura biologica e rapporto diretto con il territorio.
Redazione
16 settembre 2026
TORINO – Ci sono le montagne della Garfagnana, gli oliveti della Valdichiana, la Maremma e le colline fiorentine nella Toscana che dal 24 al 27 settembre approda a Torino per Terra Madre Salone del Gusto 2026. Tra gli espositori regionali emerge soprattutto un modello fatto di piccole produzioni, biodiversità e filiere più corte.
Da Pietrasanta, in Versilia, arriva il Birrificio del Forte: produzione artigianale, birre non pastorizzate e una ricerca che recupera anche frumenti di varietà antiche e luppolo fresco italiano. Una scelta che mantiene un rapporto riconoscibile fra birra, materie prime e territorio.
Ad Arezzo, Ca’ de Cartocci coltiva olivi secolari tra 300 e 400 metri, produce extravergine biologico, aglione della Valdichiana e fagiolino dall’occhio. Particolarmente interessante la conservazione degli antichi muretti a secco, utili al drenaggio dell’acqua oltre che alla tutela del paesaggio.
Dalla montagna lucchese arriva il Consorzio del Farro della Garfagnana IGP: il disciplinare prevede coltivazioni tra 300 e 1.000 metri secondo metodi biologici. Mantenere questo cereale significa conservare agricoltura e biodiversità coltivata anche nelle zone montane più difficili.
Due torrefazioni rappresentano invece il caffè. Fratelli Bonacchi Caffè di Terroir, di Quarrata, lavora su filiere certificate e trasparenti, tracciando piantagioni, varietà e territori d’origine. La Tosteria, nata a Signa, propone piccoli lotti e monorigini, con certificazione biologica e attenzione alla tracciabilità. Nel loro caso la sfida ambientale parte soprattutto dalla relazione con chi coltiva il caffè nei Paesi produttori.
Ad Arezzo e nel Valdarno Il Cacio com’era valorizza formaggi e piccole produzioni casearie locali, mentre da Ghivizzano, nella Valle del Serchio, L’Antica Norcineria porta il Prosciutto Bazzone, il Biroldo e il pane di patate della Garfagnana. Il Bazzone è Presidio Slow Food e la lavorazione mantiene stagionature lente e tecniche tradizionali, contribuendo alla continuità dell’economia alimentare montana.
Una fetta importante della presenza toscana è costituita dalle filiere dirette. Il Mercato della Terra di Fiesole nasce dentro un territorio con numerose aziende biologiche. quello di Mercatale in Val di Pesa, nel comune di San Casciano, riunisce produzioni prevalentemente locali, biologiche o ecosostenibili e allevamenti estensivi. Il Mercato della Terra di San Miniato aggrega una ventina di agricoltori e artigiani attorno a prodotti locali, stagionali e sostenibili.
Completa il quadro la Rete Mercato Coperto di Montevarchi, nel Valdarno aretino, con ortaggi e frutta del territorio e un legame con il Distretto Rurale e Biologico del Valdarno di Sopra: un altro esempio di infrastruttura pensata per tenere vicini produttori e consumatori.
Da Campi Bisenzio arriva Sapori della Rocca, realtà familiare che lavora conserve, sughi e preparazioni toscane e mantiene una forte presenza nei mercati locali. Da Manciano, invece, Scovaventi porta la Maremma biologica: extravergine Toscano IGP ottenuto da oliveti propri e ortaggi bio raccolti a mano e trasformati freschi.
A tenere insieme queste esperienze sarà infine Slow Food Toscana APS, la rete regionale che lavora su Presìdi, Comunità del cibo, Mercati della Terra e progetti per biodiversità ed energie rinnovabili. È forse questa la fotografia più interessante della Toscana a Terra Madre: non soltanto prodotti tipici, ma territori agricoli che cercano di restare vivi attraverso diversità, prossimità e uso responsabile delle risorse.



















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