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Scarti organici e urina umana, nuova frontiera per i fertilizzanti naturali

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Una ricerca coordinata da Antonio Ferrante della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa vuole ridurre la dipendenza dai prodotti di sintesi.

 

Redazione
23 luglio 2025

PISA – La presenza di pesticidi nell’ambiente e nelle acque è legata in larga parte all’impiego di insetticidi ed erbicidi in agricoltura, soprattutto intensiva: un fenomeno che può avere ripercussioni negative sull’ambiente e sugli ecosistemi.

Le Università toscane stanno provando da anni a concentrare i loro sforzi per realizzare un’agricoltura meno impattante. Una ricerca dell’Ateneo fiorentino di qualche anno fa ha evidenziato come certi tipi di batteri, detti rizobi, sono in grado di fertilizzare in modo naturale le piante con cui entrano in simbiosi. Trasformano l’azoto atmosferico in ammonio e permettono alle principali leguminose (fagioli, ceci, lenticchie, ma anche erba medica) di crescere in suoli poveri, senza alcun bisogno di fertilizzazione chimica.

Adesso arriva un progetto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che mira a sviluppare soluzioni innovative per la produzione alimentare urbana riutilizzando residui e scarti convertendoli in ammendanti, sostanze che migliorano le caratteristiche del terreno, e fertilizzanti per la coltivazione degli orti, integrando obiettivi di sostenibilità e principi di economia circolare.

L’obiettivo del progetto NUSYC, coordinato da Antonio Ferrante, ha l’obiettivo di affrontare sfide cruciali come la scarsità di risorse, la gestione dei rifiuti, l’efficienza d’uso del suolo in contesti urbani individuando nuove soluzioni per la produzione alimentare urbana attraverso il riutilizzo di residui agricoli, scarti alimentari e urina umana trattata.

L’urina umana, ricca di azoto, fosforo e potassio, insieme ai residui della manutenzione del verde urbano e agli scarti alimentari, viene raccolta e trasformata in fertilizzanti ricchi di nutrienti (tramite trattamenti con batteri diluiti e/o nitrificanti), idrochar o compost, a supporto dell’agricoltura urbana. Questo approccio riduce la dipendenza da prodotti di sintesi e substrati di coltivazione, limita la perdita di nutrienti e contribuisce ad aumentare le rese produttive.

Attraverso il recupero di questi materiali il sistema chiude il ciclo dei nutrienti promuovendo la circolarità con minori emissioni di gas serra, ridotto consumo idrico e minore produzione di rifiuti. Il progetto incoraggia il coinvolgimento attivo delle comunità locali mediante approcci partecipativi alla produzione alimentare, rafforzando così la resilienza urbana e la coesione sociale.

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