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Siccità e caldo estremo in Toscana: appello urgente delle associazioni per fermare la caccia

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Un fronte compatto chiede a tutti i sindaci di attivare la legge regionale per bloccare la preapertura: «Fauna sotto shock, sparare ora sarebbe una strage».

 

Redazione
13 agosto 2026

Un fronte compatto e trasversale costituito dalle principali associazioni ambientaliste e animaliste (WWF, LIPU, LAC, LAV, Italia Nostra, Legambiente, ENPA, Amici del Padule di Fucecchio, Onda, Gabbie Vuote, Giardino dei Fenicotteri e CeRM) ha lanciato un appello pubblico e urgente indirizzato a tutti i 273 sindaci e sindache della Toscana. La richiesta è chiara e perentoria: intervenire d’urgenza presso la Giunta Regionale per decretare lo stop immediato alle giornate di preapertura della caccia fissate per mercoledì 2 e domenica 6 settembre.

Un quadro ambientale drammatico

Alla base della mobilitazione vi sono i dati scientifici forniti dal Consorzio LaMMA (ente pubblico nato dalla collaborazione tra Regione Toscana e CNR). Le rilevazioni descrivono un contesto di crisi climatica eccezionale, segnato da una grave e prolungata siccità e da ondate di calore estreme che hanno ridotto allo stremo il territorio e gli ecosistemi locali. Una sofferenza idrica ed ecologica talmente profonda che nemmeno le eventuali piogge di fine agosto potranno sanare.

La via legale: l’articolo 33 della legge regionale n. 3/1994

Per evitare il massacro della fauna selvatica le associazioni indicano ai primi cittadini – nella loro qualità di massimi custodi della biodiversità e del territorio – lo strumento normativo da azionare: l’articolo 33 della Legge Regionale n. 3/1994. La norma prevede infatti che la Giunta regionale, «su richiesta dei Comuni interessati», possa vietare l’esercizio venatorio in zone determinate zone a causa di sopravvenute particolari condizioni stagionali o climatiche e per la salvaguardia dell’ambiente.

«Gli animali selvatici sono già stremati dalla mancanza cronica di acqua», denunciano le associazioni «Sotto l’effetto del caldo estremo non hanno le forze per sfuggire ai cacciatori e ai loro micidiali sistemi di attrazione come i “richiami”. Consentire la caccia in questo momento si tradurrebbe in un prelievo distruttivo che cancella la biodiversità e compromette la sopravvivenza stessa delle specie sul nostro territorio».

L’appello si conclude con una richiesta formale ai Sindaci affinché antepongano la tutela della fauna e dell’ambiente a qualsiasi logica di parte. Allo stesso tempo le associazioni si rivolgono direttamente anche alla sensibilità e alla sportività dei singoli cacciatori, invitandoli a non aderire all’apertura in deroga per rispetto nei confronti di una natura già visibilmente prostrata.

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