Legambiente lancia l’allarme sulla crescente pressione antropica e chiede soluzioni immediate per evitare la perdita di un ecosistema unico.
di Iacopo Ricci
4 agosto 2026
VIAREGGIO (Lu) – La costante crescita dei flussi turistici in Toscana, unita alla progressiva scomparsa delle spiagge libere tradizionali lungo la costa versiliese, sta scaricando una pressione antropica sempre più insostenibile su uno degli ultimi angoli incontaminati della regione: la spiaggia della Lecciona. Parte integrante del Parco Naturale Regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, questo fragile habitat rischia oggi di essere compromesso dall’assalto estivo.
L’allarme viene lanciato dal circolo di Legambiente Versilia, che evidenzia la combinazione critica tra l’aumento dei visitatori e la saturazione degli spazi costieri. Secondo l’ultimo rapporto IRPET sul turismo in Toscana, infatti, nel primo trimestre del 2026 le presenze turistiche hanno registrato un incremento del +5,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La distinzione tra “spiaggia libera” e “spiaggia protetta”
Il fulcro del problema risiede spesso in un equivoco di fondo sulla natura di questi luoghi. Come precisa Letizia Debetto, vicepresidente di Legambiente Versilia:
«Quando parliamo di “spiagge libere” ci riferiamo a spiagge non a pagamento, semplicemente accessibili senza corrispettivi per servizi. Vista la scarsità di questa tipologia di spiaggia siamo portati erroneamente ad annoverare in questa categoria anche le spiagge protette. Ma le spiagge protette conservano le caratteristiche naturali degli arenili: un sistema complesso e vivo, preceduto da cordoni dunali e vegetazione pioniera, non una distesa di sabbia inerte dove ogni forma di vita è bandita.»
La Lecciona custodisce habitat prioritari protetti da stringenti direttive europee, dove piante e animali hanno sviluppato adattamenti particolari mantenendo in equilibrio uno scrigno unico di biodiversità. Un ecosistema fragile e raro dove ogni singola parte è connessa e interdipendente.
L’effetto domino della privatizzazione del litorale
Ad aggravare la situazione contribuiscono le recenti scelte di gestione del territorio a Viareggio. Negli ultimi anni la città ha visto contrarsi drasticamente i propri spazi di spiaggia libera: dagli arenili antistanti le piazze del centro (rimossi per ragioni di decoro e sicurezza) fino ai tratti liberi all’inizio delle fila di stabilimenti, progressivamente dati in concessione e trasformati in strutture attrezzate.
La costante riduzione delle spiagge libere urbane ha così riversato una massa sempre più imponente di bagnanti sulla Riserva Naturale della Lecciona.
Fino ad oggi la Lecciona è riuscita a resistere agli appetiti di uno sviluppo turistico vorace confermandosi come una delle spiagge più belle e meglio conservate della Toscana settentrionale. Tuttavia, Legambiente ribadisce che la spiaggia non può essere trattata come un’area di fruizione di massa incontrollata. Servono al più presto soluzioni gestionali e regolamentari concrete per alleggerire il carico umano e salvaguardare questo bene inestimabile prima che sia troppo tardi.




















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