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Taglio di pini a Grosseto, aperto procedimento penale dopo l’istanza del GrIG

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L’associazione ecologista: “Nel periodo primaverile ed estivo sono vietati  tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica”.

 

GROSSETO – La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto ha aperto un procedimento penale in relazione al taglio, già avvenuto, di 52 pini lungo via Mascagni, un intervento voluto dall’amministrazione comunale del capoluogo maremmano ma oggetto di forti contestazioni popolari.

Lo comunica l’associazione ecologista GrIG (Gruppo d’Intervento Giuridico onlus) che a questo proposito aveva inoltrato il 17 marzo un’istanza al ministero dell’Ambiente, al Comune di Grosseto e ai Carabinieri Forestale, informando anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto.

“L’obiettivo dell’amministrazione comunale di Grosseto sarebbe quello di risolvere i problemi sul manto stradale determinati dall’apparato radicale dei pini – dichiarano i responsabili del GrIG – pur sussistendo tecniche disponibili per salvaguardare la sistemazione viaria e l’alberatura. Nel periodo primaverile ed estivo sono vietati  però tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica (art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i.,). Tali divieti sono ripresi dall’art. 79, comma 2°, della legge regionale Toscana n. 30/2015 e s.m.i . Il disturbo, danneggiamento, uccisione delle specie avifaunistiche in periodo della nidificazione può integrare eventuali estremi di reato, in particolare ai sensi dell’art. 544 ter del Codice Penale”.

“In pieno periodo di emergenza sanitaria dettata dalla devastante pandemia di coronavirus Covid-19 – concludono i membri del GrIG – il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna dispose con ordinanza n. 47 del 6 marzo 2020 l’avvio dei lavori di taglio dell’alberata di via Mascagni per motivi di sicurezza stradale, pur citando nell’atto la nidificazione in corso, senza considerare che l’imposizione di limiti di velocità contenuti (es. 30 km/h) avrebbe potuto ridurre ogni pericolo, quantomeno durante il periodo della riproduzione dell’avifauna selvatica da marzo a luglio. Ora la Procura della Repubblica effettuerà le proprie valutazioni”.

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