Ecosistema

Tartarughe marine, in Toscana estate senza record: “Nidificazioni in calo ma il fenomeno si consolida”

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Estate 2025: nido sull'isola di Pianosa (foto Legambiente Arcipelago Toscano)

I biologi ARPAT: le oscillazioni stagionali sono normali. Intanto la specie Caretta caretta continua ad avanzare verso nord.

 

di Gabriella Congedo
10 settembre 2026

La stagione 2026 delle tartarughe marine in Toscana si chiude lontano dai numeri record dello scorso anno. Dopo l’eccezionale boom del 2025, quando lungo le coste regionali furono censiti 37 nidi, quest’estate le deposizioni sono state nettamente inferiori. Un rallentamento che, però, non deve essere letto automaticamente come un’inversione di tendenza: secondo ARPAT le oscillazioni tra una stagione e l’altra sono normali e il fenomeno della nidificazione della Caretta caretta continua a consolidarsi lungo le coste toscane. Del resto anche a livello nazionale il 2026 è stato ben lontano dal ripetere i numeri eccezionali dell’anno precedente.

Il primo nido toscano del 2026 era stato individuato il 17 giugno nella Tenuta di San Rossore, a San Giuliano Terme, grazie al monitoraggio in kayak effettuato da volontari lungo la costa. Poi sono arrivati altri casi a Pietrasanta, all’Elba, sul litorale pisano, a Grosseto, Castiglione della Pescaia e Cecina. La tabella regionale di ARPAT riporta complessivamente otto eventi di deposizione, compresi alcuni nidi individuati solo successivamente e un caso nel quale sono state trovate soltanto uova sparse.

 Il confronto con il 2025 è però impietoso. Alla fine di agosto dello scorso anno i nidi erano stati 36, diventati 37 nel bilancio complessivo della stagione: un record storico per la Toscana. Nel 2026 il numero è quindi molto più contenuto. Già alla fine di luglio ARPAT aveva parlato di sei nidi e dodici tentativi di nidificazione, sottolineando come le deposizioni risultassero un quarto rispetto al dato dello stesso periodo del 2025.

Un fenomeno che continua a spostarsi verso Nord

Il calo di quest’anno non cancella, tuttavia, una tendenza evidente negli ultimi anni. Dal primo episodio documentato nel 2013 sulla spiaggia di Scarlino la presenza riproduttiva della Caretta caretta in Toscana è diventata progressivamente più frequente. Tra il 2013 e il 2025 sono stati registrati complessivamente 113 nidi, con un’accelerazione molto evidente negli ultimi anni: 24 nidi nel 2023, altrettanti nel 2024 e 37 nel 2025.

Anche la distribuzione geografica racconta qualcosa di importante. Le tartarughe stanno colonizzando sempre più spesso le coste settentrionali del Mediterraneo e della Toscana. Un fenomeno che gli esperti collegano anche all’aumento delle temperature del mare e ai cambiamenti climatici, che possono rendere più favorevoli alla riproduzione aree un tempo meno utilizzate.
È una dinamica che presenta una doppia faccia. Da una parte la presenza di nidi è una buona notizia per una specie simbolo del Mediterraneo; dall’altra l’espansione verso Nord può essere anche un segnale dei profondi cambiamenti ambientali in corso.

Dalla spiaggia al nido: una rete di volontari

Dietro ogni nido c’è un lavoro di sorveglianza spesso invisibile ai frequentatori delle spiagge. Dall’inizio della stagione volontari e operatori percorrono gli arenili nelle prime ore del mattino, quando le tracce lasciate durante la notte dalle femmine sono ancora riconoscibili sulla sabbia.

In Toscana questo lavoro coinvolge una rete formata da ARPAT, enti locali, università, Guardia Costiera e associazioni ambientaliste. Tra queste Legambiente, WWF e TartAmare svolgono un ruolo fondamentale nel pattugliamento delle spiagge, l’individuazione delle tracce, la segnalazione degli eventi e la protezione dei nidi.
Un esempio è arrivato da San Rossore dove il monitoraggio volontario in kayak ha permesso di individuare il primo nido toscano della stagione così come il primo nido dell’Isola d’Elba è stato scoperto da una volontaria di Legambiente.

Il lavoro non si limita alla ricerca. Una volta individuato un nido occorre proteggerlo dal passaggio delle persone, dai mezzi, dagli animali e dagli altri rischi legati alla frequentazione delle spiagge. I nidi vengono inoltre monitorati attraverso strumenti che registrano la temperatura della sabbia, un parametro fondamentale perché influenza lo sviluppo embrionale e il sesso dei piccoli.

Importante anche l’attività di informazione. Turisti, bagnanti e gestori degli stabilimenti devono sapere come comportarsi davanti alle tracce o a una tartaruga che sta cercando il luogo adatto per deporre: niente luci, rumori o avvicinamenti e soprattutto nessun tentativo di toccare l’animale. La collaborazione dei cittadini può fare la differenza tra un nido individuato e protetto e una deposizione compromessa dal disturbo umano.

Una stagione più povera ma non meno importante

Il bilancio toscano del 2026 lascia dunque una fotografia diversa da quella, straordinaria, dell’estate precedente. Meno nidi, meno deposizioni e nessun nuovo record. Ma sarebbe sbagliato considerarla semplicemente un’annata negativa. La Caretta caretta continua infatti a tornare sulle spiagge toscane anche in aree dove fino a pochi anni fa la nidificazione era un evento eccezionale. E continua a farlo grazie anche a una rete sempre più capillare di volontari, ricercatori, enti pubblici e associazioni.

Il vero risultato, al di là dei numeri di una singola estate, è proprio questo: avere imparato a riconoscere le tracce, proteggere i nidi, accompagnare la schiusa e trasformare la presenza di una tartaruga sulla spiaggia da un evento casuale a un fenomeno scientificamente monitorato. Anche questa stagione in tono minore ricorda così quanto sia importante continuare a guardare la sabbia ogni mattina. Perché il futuro della Caretta caretta passa anche da quelle poche impronte lasciate nella notte sulla battigia.

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