Giardini planetari - di Dario Boldrini

Terzo Paesaggio, mi fido di te

Giardini planetari_1

Quest’espressione indica tutti i luoghi abbandonati dall’uomo, ma che presi insieme ci educano alla simbiosi con la Madre Terra.

 

di Dario Boldrini

Nuovi paradigmi ci invitano alla fusione profonda tra Natura e cultura, quel contatto autentico in cui l’uomo riscopre l’accoglienza, offre la sua resa d’amore ed esprime una sana empatia universale.

In ambito sociale, e di riflesso in ogni settore legato alla persona, vi è una costante ricerca di connessioni verso nuove consapevolezze globali, un continuo impulso alla scoperta di sistemi produttivi sempre più sofisticati e all’avanguardia. Le città investono in infrastrutture per ampliare la comunicazione virtuale, le aziende perdono modelli di riferimento e si uniformano alla grande distribuzione, ma sono tutti quei luoghi messi al margine dalla modernità che possono fare la differenza. Sono quelle porzioni di Terzo Paesaggio che ci educano alla simbiosi con la Madre Terra che ci accoglie e ci permette la vita.

Giardini planetari_2Con l’espressione “Terzo paesaggio” Gilles Clément indica tutti i “luoghi abbandonati dall’uomo”: i parchi e le riserve naturali, le aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili come le aree industriali dismesse, i margini stradali o i ciuffi di erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico. Sono spazi diversi per forma, dimensione e stato, accomunati solo dall’assenza di ogni attività umana, ma che presi nel loro insieme sono fondamentali per la conservazione della diversità biologica.

L’invasività urbana, oltre che distruttiva, è stata e continua a essere legata alla modernità che oggi fa i conti con i danni ambientali, i paradossi ecologici, il depauperamento degli elementi di natura provocando malessere diffuso. Quando i piedi nudi toccano terra tutto si quieta. La nostra pelle accarezza quella del pianeta che ci allieta con una brezza leggera sul viso, profumi e sapori genuini, melodie di ronzii e cinguettii.
La relazione con la natura ci fa sentire profondamente parte di essa, donandoci energia, nutrimento e vibra sulle frequenze perfette della gioia e dell’amore. Siamo pura poesia. Se solo potessi vivere un attimo sul petalo di un cisto mediterraneo al vento del mare, o nel velo lucente di una lunaria, fra il soffice velluto verde di una foglia di bardana… allora sì, almeno per un istante, potrei sentirmi profondamente radicato e vivo fra terra e cielo. Volare si può, anche con i piedi ben saldi a terra, sul prato. Potremmo annusare liberamente la terra, bere dalle sue sorgenti e nutrirci dei suoi frutti imparando da lei la resilienza, l’amore e l’abbondanza, incondizionati e puri.

Come possiamo ignorare tutto questo paradiso o pensare che non possa più far parte del nostro tempo? Siamo divini come la linfa che scorre nelle piante, siamo sacri come l’acqua e pieni di vita come un campo fiorito di maggio!

Il futuro del pianeta implica meccanismi evolutivi semplici che non hanno bisogno di una sofisticata teoria, riflessioni tecniche o troppe implicazioni politiche. Vi invito a ritrovare la sapiente cultura espressa nelle città rupestri, a una visione circolare dell’economia e del tempo, a uno sguardo verso il Terzo Paesaggio intorno a noi con curiosità e fiducia planetaria. Meglio una sana e incosciente utopia del passato che una fuorviante e deleteria distopia del futuro.

 

Dario Boldrini è nato e vive a Montespertoli (Fi). Dopo 12 anni di lavoro in uno studio di Architettura del Paesaggio di Firenze (ha progettato alcuni dei primi orti urbani) ha scelto di vivere nel podere di famiglia San Ripoli dove, insieme alla compagna Elisa, ha fondato l’associazione Seminaria. Un progetto che spazia dalla creazione di orti e giardini ai laboratori di orticoltura per bambini e adulti, dalle spirali di erbe aromatiche ai seminari di orti creativi.
Appassionato divulgatore, ha realizzato centinaia di servizi per il programma GEO di RAI 3 in giro per l’Italia. Il suo progetto della Terza Piazza a Firenze (Coop di piazza Leopodo) è diventato un modello di aggregazione sociale.
“Giardiniere planetario” è una qualifica ereditata da Gilles Clèment, agronomo e paesaggista francese.
www.darioboldrini.net

Condividi l'articolo sui tuoi social