Sono più che raddoppiati in appena tre anni e l’erosione è in aumento. Legambiente chiede interventi strutturali per le coste toscane.
Redazione
28 luglio 2026
La Toscana si conferma tra le regioni italiane più esposte agli effetti della crisi climatica lungo le aree costiere. Secondo il Rapporto Spiagge 2026 di Legambiente, realizzato con l’Osservatorio Città Clima, dal 2010 a giugno 2026 sul litorale regionale sono stati registrati 88 eventi meteorologici estremi tra piogge intense, raffiche di vento, grandinate, trombe d’aria e mareggiate. Un dato particolarmente allarmante perché nel rapporto del 2023 gli episodi censiti erano 40: in appena tre anni il numero è quindi più che raddoppiato.
La Toscana si colloca così nella parte alta della classifica nazionale, allo stesso livello della Campania. Peggio fanno Sicilia, con 232 eventi, Puglia con 136, Calabria con 104 e Liguria con 99. A livello comunale le città più colpite dal 2010 sono Genova, Bari e Palermo. Il quadro dimostra come l’emergenza climatica non riguardi soltanto il Sud o le grandi città, ma coinvolga ormai in modo strutturale anche i litorali del Centro Italia.
Al rischio legato agli eventi estremi si aggiunge quello dell’erosione costiera. Sulla base dei dati Ispra raccolti tra il 2006 e il 2020 il 13,8% della costa continentale toscana risulta in erosione: circa 40 chilometri sui 289 complessivi. Una criticità che, secondo Legambiente, richiede un cambio di strategia, superando gli interventi emergenziali e privilegiando la rinaturalizzazione, il ripristino delle dune e la tutela delle zone umide.
Il rapporto richiama anche il ruolo della Posidonia spiaggiata, spesso rimossa durante la pulizia meccanizzata degli arenili. Gli accumuli vegetali, invece, possono attenuare l’impatto delle mareggiate e trattenere i sedimenti. In Toscana sono già stati sperimentati progetti di recupero della biomassa per la ricostruzione dunale e la stabilizzazione delle spiagge, riducendo al tempo stesso i materiali destinati allo smaltimento. La rimozione indiscriminata, al contrario, può sottrarre sabbia e indebolire ulteriormente arenili già fragili.
Resta inoltre aperto il problema delle aree interdette alla balneazione o non monitorate. Nel 2025 in Toscana risultavano 8,6 chilometri di costa bassa concentrati soprattutto presso foci di fiumi, torrenti e fossi. In alcuni Comuni, denuncia l’associazione, le spiagge libere vengono relegate proprio nelle zone meno pregiate o non balneabili.
Legambiente chiede quindi al Governo risorse concrete per il Piano nazionale di adattamento climatico, una strategia specifica per le coste, lo stop al consumo di suolo, il contrasto all’abusivismo, il potenziamento della depurazione e almeno il 50% di spiagge libere e gratuite in ogni comune costiero.




















Aggiungi un commento