Ecosistema

Toscana, dove c’era un allevamento di suini nascerà il primo bosco biosostenibile d’Italia

Bosco biosostenibile_Toscana Ambiente
Immagine di Pnat dal sito www.coopfirenze.it

Un’oasi naturalistica al posto del degrado. È il progetto “Abbraccia un albero” di Unicoop Firenze, in collaborazione con Legambiente e Stefano Mancuso.

 

di Iacopo Ricci

MONTOPOLI IN VAL D’ARNO (Pi) – Nascerà a Montopoli in Val d’Arno, lungo la superstrada Firenze-Pisa-Livorno, il primo bosco biosostenibile d’Italia su un’ex area industriale. Un polmone verde dove ora c’è il degrado, in grado fra 10 anni di assorbire 170 tonnellate di CO2. Lo prevede il progetto “Abbraccia un albero, dai vita a un bosco” di Coop Firenze messo a punto in collaborazione con Legambiente e il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso.

ex allevamento Nell’area c’era un allevamento di suini che ha lasciato in eredità 17.000 tonnellate di rifiuti tra cemento, asfalto e calcestruzzo, tutto materiale da bonificare e avviare a riciclo. Se ne occuperà Unicoop Firenze con la supervisione di Legambiente. Compito del professor Stefano Mancuso e di Pnat è la progettazione degli spazi e la scelta delle piante, specie ad alto assorbimento di CO2 e rapido accrescimento.

Si prevede di piantare 3.000 alberi in 10 anni, in più saranno mantenuti gli alberi già esistenti. Sarà creato anche un percorso naturalistico con una torre di osservazione, un anfiteatro naturale, un circuito ad anello con vari tipi di vegetazione, un’area di sosta e un’aula didattica mentre le vasche dell’allevamento di suini saranno utilizzate per mettere a dimora piante acquatiche.

I benefici per la qualità dell’aria, spiega Unicoop Firenze, aumenteranno esponenzialmente con il passare degli anni: a 10 anni il bosco potrà assorbire 170 tonnellate CO2 e una mole importante di inquinanti (polveri fini, ossido di azoto); a 20 anni il “risparmio” di CO2 sarà di 600 tonnellate; a 30 anni di 1400 tonnellate. Sarebbe una gran cosa se si facesse lo stesso in tutte le aree industriali dismesse.

Vogliamo far diventare questa zona inquinata una vera e propria oasi della natura – spiega Stefano Mancuso – dove spiegare quale soluzione possano essere le piante e gli alberi per il nostro futuro e agire direttamente sulla rimozione dell’anidride carbonica, il principale problema del nostro tempo. Lavoreremo per ritrasformare quest’area mettendo a dimora quanti più alberi possibili ma nello stesso tempo preservare alcuni elementi, come le vasche che diventeranno luoghi per la crescita di piante acquatiche, un po’ l’equivalente di ciò che un tempo erano gli orti botanici. Un luogo bello dove le persone verranno e apprenderanno le virtù delle piante”.

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