Ecosistema

Toscana tra fuoco e nubifragi, il territorio resta bisognoso di prevenzione

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Occorre restituire al territorio capacità di assorbire acqua, resistere al fuoco e adattarsi agli eventi estremi. Non basta intervenire per le emergenze.

 

di Iacopo Ricci
24 agosto 2024

In pochi giorni la Toscana è passata dagli incendi boschivi ai nubifragi, mostrando due facce apparentemente opposte della stessa fragilità ambientale. Da una parte siccità, caldo e vegetazione secca favoriscono la propagazione del fuoco, dall’altra piogge concentrate in poche ore mettono in crisi città, corsi d’acqua e infrastrutture.

Il 20 e 21 agosto circa 18.000 fulmini, raffiche fino a 103 chilometri orari a Montespertoli, alberi abbattuti e blackout hanno evidenziato quanto il territorio urbano sia vulnerabile ai fenomeni meteorologici intensi. In Lunigiana il dato è stato ancora più impressionante: a Bagnone sono caduti 265 millimetri di pioggia in tre ore, 130 in sessanta minuti, con cumulati locali fra 320 e 390 millimetri.

Ma parlare soltanto di “maltempo eccezionale” rischia di diventare un alibi. Nel 2024 la Toscana ha consumato altri 271 ettari di suolo: asfalto, piazzali ed edifici riducono quella capacità naturale di assorbire e trattenere l’acqua che Ispra definisce “effetto spugna”. Quando il terreno non assorbe più l’acqua corre rapidamente verso tombini, fossi e fiumi; quando invece non piove quella stessa riserva manca.

Sul fronte opposto, quello degli incendi, i dati regionali ricordano che fino al 31 luglio erano stati registrati 233 incendi boschivi e 816 ettari percorsi dal fuoco. Il sistema di spegnimento appare efficiente — a luglio oltre il 94% dei roghi è stato contenuto entro tre ettari — ma questo non risolve il nodo della prevenzione.

Soprattutto perché il clima non accende da solo gli incendi: nei dati regionali 2011-2021 il 45% dei roghi risulta volontario e il 29% involontario, mentre le cause naturali sono inferiori al 3%. Il cambiamento climatico agisce piuttosto come moltiplicatore del rischio, rendendo più secco e infiammabile un territorio spesso segnato da abbandono rurale e accumulo di vegetazione.

La Toscana investe nella difesa del suolo e alcuni Comuni sperimentano depavimentazione, drenaggio sostenibile e “città spugna”. Ma la domanda resta: si continua a spendere soprattutto per riparare i danni o abbastanza per prevenirli?

Adattarsi significa collegare politiche oggi ancora troppo separate: fermare nuovo consumo di suolo, recuperare zone umide e aree di esondazione, gestire meglio i boschi, mantenere alberature sane, praticare la depavimentazione urbana dove possibile, creare reti drenanti e riportare presidio nelle campagne. La Toscana ha imparato a spegnere gli incendi e a intervenire dopo le alluvioni. Ora deve imparare soprattutto a costruire un territorio che bruci meno e trattenga meglio l’acqua.

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