Domenica 23 novembre a Sansepolcro molti autorevoli interventi per ripercorrere le grandi battaglie affrontate dal 1990 a oggi e le possibili soluzioni.
Redazione
24 novembre 2025
SANSEPOLCRO (Ar) – Per il trentacinquesimo anniversario della sua fondazione ISDE Medici per l’Ambiente ha organizzato una tre giorni di congressi, dal 23 al 25 novembre, presso l’auditorium della sede direzionale Aboca di Sansepolcro. I fondatori Roberto Romizi, Werner Nussbaumer, Hanns Moshammer e Peter Van den Hazel hanno inaugurato i lavori ricordando come nel contesto culturale in cui l’associazione nacque, nel 1990, parlare di legame tra ambiente e salute apparisse marginale, quasi controcorrente.
Romizi ha ricostruito l’evoluzione di ISDE ricordando le varie lotte: “Ci siamo battuti per eliminare piombo, pesticidi ad alta tossicità e sostanze industriali pericolose. Ci siamo spesi per le campagne sugli interferenti endocrini e sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico. Abbiamo denunciato le contaminazioni da PFAS e microplastiche. Abbiamo partecipato ai negoziati sanitari e ambientali internazionali, compresi i tavoli OMS e ONU. Abbiamo collaborato con ricercatori, pediatri, epidemiologi e attivisti di decine di Paesi”.
Per celebrare l’anniversario ISDE ha presentato un nuovo documento rifondativo che riafferma l’essenza della sua missione: affrontare insieme salute, ambiente, clima e pace non come temi separati ma come parti inseparabili della stessa emergenza etica e sanitaria. “La guerra, l’inquinamento e la crisi climatica – come ricordato dall’intervento di Antonella Litta – hanno effetti equivalenti sul corpo umano e sulla comunità: distruggono luoghi, minano ecosistemi, colpiscono soprattutto i più vulnerabili”.
La sessione inaugurale ha visto anche l’intervento di Rodolfo Saracci che ha evocato la figura di Lorenzo Tomatis, pioniere della prevenzione primaria: “Tomatis ci ha insegnato che prevenire significa agire sulle cause, non limitarsi a contenere gli effetti”. Su questa linea si è inserito l’intervento di Agostino Di Ciaula, che ha posto l’accento sul paradosso della medicina moderna: “Le conoscenze scientifiche su inquinamento e salute sono sempre più solide ma la capacità politica di tradurle in azioni è spesso debole, frammentata, tardiva. La scienza avanza, la prevenzione arranca“.
Il professor Giuseppe Buffon ha mostrato come la frattura tra esseri umani e natura non sia soltanto ambientale, ma una crisi di relazione, spiritualità e identità: “La Terra porta addosso le ferite di un dominio umano esercitato attraverso l’industrializzazione, la logica dell’utile e il riduzionismo economico. L’evoluzione delle teorie economiche – dal fisiocratismo alla neoclassica – ha progressivamente allontanato la ricchezza dall’equilibrio con la natura, sostituendo la relazione con il profitto”.
Questa deriva, ha ricordato il professore, genera un atteggiamento di sfruttamento, un essere umano dominatore, consumatore, incapace di porre limiti ai propri interessi immediati: “Resta quindi da superare la falsa dicotomia tra economia ed ecologia, tra sostenibilità ambientale e sociale: una contrapposizione che alimenta paralisi politica e culturale ed è più grave della crisi stessa”.
Maria Neira, direttrice dell’Area Environment, Climate Change and Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e co-chair del Lancet Countdown, ha ricordato che l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno di oltre 8 milioni di morti premature nel mondo, con effetti sanitari che colpiscono in modo sproporzionato bambini, anziani e persone fragili: “Le persone non scelgono l’aria che respirano. È una forma di esposizione involontaria, che come nel fumo passivo danneggia tutti, soprattutto chi ha meno voce. Ogni intervento sulla qualità dell’aria produce benefici immediati: meno infarti, meno ricoveri, meno assenze dal lavoro, meno costi sanitari”.
La prima giornata del Congresso ISDE 2025 ha affrontato anche le grandi minacce derivanti da interferenti endocrini, PFAS, pesticidi, microplastiche e farmaci ambientali con un focus speciale sull’impatto dell’inquinamento sul sistema riproduttivo umano. In questo contesto l’intervento di Luigi Montano, uro-andrologo, è stato uno dei più densi di dati e di implicazioni per le politiche sanitarie: “L’ultimo rapporto dell’OMS (aprile 2023) stima una prevalenza del 17,5% di infertilità di coppia nel mondo, mentre una metanalisi internazionale del 2023 ha documentato una riduzione del 62,3% della conta spermatica totale dal 1973 al 2018. Il sistema riproduttivo è dunque un organo sentinella“.


















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