Impatto (quasi) zero - di Laura Lop

Turista faccio da me

nuvole

La smania di scappare altrove e di muoversi veloci non apporta nessun beneficio se non è accompagnata da una mente libera per nuove scoperte.

 

di Laura Lop

Agosto è il mese in cui la maggior parte degli Italiani stacca dal lavoro e può godere di qualche settimana di libertà dalla routine.
Non riuscendo a organizzare vacanze scaglionate come succede in altri Paesi, agosto è anche il mese in cui tutti insieme ci ritroviamo ad affollare le strutture ricettive, sgomitare per i parcheggi, creare ingorghi stradali contrassegnati da bollini.
Un mese in cui si condensano sagre, feste, rievocazioni, pic nic, festival musicali, si sfrutta la possibilità estiva di stare all’aperto per il bisogno fisiologico di toglierci di dosso l’afa accumulata durante il giorno.

Ci sono molte ricerche che dimostrano quanto siamo sensibili agli sbalzi climatici, mettendo in relazione la temperatura del pianeta e il relativo funzionamento dei nostri organi. Oltre l’intervallo dato per ottimale dai 19° ai 23°, l’eccezionale macchina che è il nostro corpo inizia ad accendere spie rosse.
Abbiamo meno energia perché i sistemi che sfuggono al nostro diretto controllo sono maggiormente impegnati nella regolazione della temperatura corporea. Per effetto della vasodilatazione diminuisce il battito cardiaco, siamo più confusi, meno reattivi, più stanchi ma anche più litigiosi e soggetti a impazienza e aggressività.

La perfetta conoscenza di questi meccanismi corpo-mente dovrebbe darci un grande aiuto nella scelta delle nostre vacanze. Quando siamo stressati, stanchi, scarichi per una stagione lavorativa troppo impegnativa il bisogno di rigenerarci dovrebbe portarci in luoghi naturali e di pace.
La smania di scappare altrove, di prendere aerei, muoversi veloci, oltre a essere di forte impatto per l’ambiente non apporta nessun beneficio se non è accompagnata dal giusto stato d’animo e da una mente libera per nuove scoperte.

Il trionfo di questo viaggiare consumistico è incarnato dai villaggi turistici, recinti di mondi sintetici impenetrabili alla realtà locale, se non per il negozio di stereotipati souvenir all’interno.
Ho avuto anch’io il mio periodo da villaggio turistico, due viaggi in America Latina, tanti soldi spesi per alimentare un sistema di sprechi, mega alberghi pompati di aria condizionata che sbarrano l’accesso alle spiagge, l’animatore figo, il cibo a disposizione h24 come fossimo tacchini e i balli di gruppo. Se proprio vuoi, un paio di piccole escursioni pagate profumatamente come extra per avere qualche foto da cartolina come prova che non sei a Bibbona.
Per raggiungere lo Yucatan presi un treno, due voli e un pullman, tutto per materializzare l’oasi con le palme e l’erba di plastica, il teatro romano finto e il mio “meritato relax”, per poi tornare abbronzata e con il ventaglio di Frida Kahlo.

Oggi che la vocina “ahi ahi ahi… turista fai da te” è un lontano brusio, programmo ogni momento di vacanza con maggiore valore, con minore bagaglio, pensando a macinare solo i chilometri necessari, condividere macchine e abitazioni, prendere mezzi pubblici, evitare aerei. Greta docet. Ma soprattutto, mantenere l’esercizio di avere quegli occhi nuovi piuttosto che cercare nuove terre, come scriveva Marcel Proust.
La calura estiva pare non voglia ancora mollarci, concedetevi dei gelati, possibilmente artigianali, raffreddano corpo e stato d’animo e apportano energia tramite lo zucchero nel sangue.
Quell’energia che è sempre la chiave di volta.

 

Laura Lo Presti vive sulle colline del Montalbano, circondata dalla Natura e dai suoi gatti. Attivista ambientale per passione, collabora con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori (www.rifiutizerocapannori.it) e con Ekoe società cooperativa (www.ekoe.org) per la commercializzazione di stoviglie e imballi ecologici.

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