Mentre il Senato approva il disegno di legge per la prevenzione e la cura dell’obesità c’è chi accusa la cultura alimentare imposta dalle multinazionali.
Redazione
3 ottobre 2025
Qualche giorno fa il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge n. 1483 Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità. Il provvedimento riconosce l’obesità come malattia progressiva e recidivante e fissa i princìpi fondamentali per prevenzione, diagnosi e trattamento, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la salute e migliorare la qualità di vita delle persone con questo problema.
Il cuore operativo del provvedimento è un programma nazionale di prevenzione e cura, finanziato con 700 mila euro nel 2025, 800 mila nel 2026 e 1,2 milioni di euro annui dal 2027. Nel frattempo Coldiretti Toscana ha fatto sapere che circa 900 mila toscani tra i 18 e 69 anni (38,3%), non supererebbe l’esame bilancia.
Si tratta di un esercito di cittadini che, a causa di cattive abitudini alimentari e sedentarietà spesso connessa a pigrizia è fortemente esposto ai rischi che l’eccesso ponderale, in particolare l’obesità, caricano sulle spalle della nostra salute e della sanità pubblica il cui costo pro-capite è stato calcolato in 289 euro a testa.
“Il Ddl obesità è un passo avanti importante per tutelare la salute dei cittadini – ha detto Letizia Cesani, presidente regionale di Coldiretti – che va ora accompagnato con misure concrete per limitare il consumo dei cibi ultra-formulati soprattutto nell’alimentazione dei bambini e dei ragazzi, attraverso una strategia nazionale con obiettivi chiari e condivisi tra istituzioni, scuole e famiglie”.
L’epidemiologo Franco Berrino è stato più volte molto critico verso la cultura alimentare imposta dalle multinazionali: “L’industria alimentare negli ultimi 60 anni ha stravolto le nostre abitudini provocando numerosi problemi e malattie. I cibi ultra processati sono l’emblema di questa metamorfosi pericolosa. Gli ingredienti originali vengono smontati – perdendo componenti nutritive importanti – e rimontati. Tutto questo in nome di logiche di profitto per le quali l’industria deve guadagnare il più possibile riducendo al massimo i costi di produzione”.
Con i processi produttivi che impoveriscono il cibo entrano in gioco altre componenti come gli additivi, i coloranti, i coadiuvanti tecnologici e gli edulcoranti, che favoriscono l’obesità: “L’insieme di questi elementi danneggia la mucosa intestinale e altera il microbiota aprendo le porte a processi infiammatori e probabilmente al cancro. I cibi ultra processati in generale aumentano il rischio di diabete, patologie cardiovascolari, tumori”.



















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