Ricerca

Una nuova vita per l’olio esausto di cucina: componenti per l’auto e l’edilizia

Olio-esausto-da-cucina-ricerca-Toscana-ambiente

L’Università di Pisa ha ottenuto dagli oli esausti schiume poliuretaniche, materiali vari e biolubrificanti in grado di sostituire prodotti di origine fossile.

 

Redazione
13 marzo 2026

PISA – Riciclare correttamente l’olio esausto di cucina (usato per friggere o cucinare) è molto importante: se versato nel lavandino può inquinare enormi quantità di acqua e danneggiare le reti fognarie. Un litro di olio può inquinare fino a migliaia di litri d’acqua. Il metodo più corretto è consegnarlo nei punti di raccolta dell’olio alimentare.
C’è anche chi riutilizza l’olio usato per fare sapone da bucato o per la pulizia della casa con tecniche di saponificazione domestica. In alcuni casi poi può essere riusato per lubrificare cerniere o attrezzi da giardino, accendere il fuoco o barbecue (imbevendo carta o cartone) o proteggere il legno esterno in modo artigianale.

Ma esiste un’altra possilità. Da una serie di ricerche coordinate dall’Università di Pisa è emerso che dall’olio di frittura esausto possono nascere schiume poliuretaniche, materiali a cambio di fase e biolubrificanti in grado di sostituire prodotti di origine fossile per il settore automobilistico e per l’edilizia. A guidare il lavoro è la professoressa Maurizia Seggiani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI), nell’ambito del Centro Nazionale PNRR MOST – Mobilità Sostenibile.

I ricercatori hanno trasformato l’olio usato in poliolo, un componente fondamentale delle schiume poliuretaniche, in materiali a cambio di fase, capaci di assorbire, immagazzinare e rilasciare calore controllando così la temperatura, e in biolubrificanti per sistemi idraulici industriali.

Nel settore automobilistico le schiume poliuretaniche biobased possono essere impiegate nei pannelli interni degli sportelli e in altri componenti dell’abitacolo per attenuare le vibrazioni e stabilizzare la temperatura interna. I materiali a cambio di fase, inglobati nella schiuma, aiutano ulteriormente a controllare la temperatura nell’abitacolo: assorbono il calore quando l’auto è esposta al sole e lo rilasciano quando la temperatura esterna si abbassa, migliorando il comfort interno e riducendo i consumi per la climatizzazione.

Anche in edilizia queste schiume multifunzionali possono essere inserite nelle pareti e nelle intercapedini degli edifici per migliorare l’isolamento termico e acustico, contribuendo all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi.

“Investire in alternative al petrolio non è solo una scelta ambientale ma anche industriale e politica – afferma Maurizia Seggiani – in uno scenario geopolitico instabile, in cui l’accesso alle materie prime energetiche e chimiche è sempre più esposto a tensioni e dipendenze strategiche”.

Tags