Agricoltura

Ungulati, Cia Toscana: «Bene ordinanza Regione, ipocrisie animaliste a danno agricoltori»

Cinghiali in un centro abitato (foto Cia nazionale)
Cinghiali in un centro abitato (foto Cia nazionale)
Il presidente Luca Brunelli: “In Toscana presenti oltre 400 mila ungulati, danni a colture per oltre 4 milioni annui negli ultimi sei anni”.

 

di Iacopo Ricci

Quello degli ungulati è un problema serio specialmente in Toscana, regione che detiene il record italiano con almeno 420 mila tra cinghiali, daini e caprioli. La densità dei cinghiali, secondo le stime di Cia Agricoltori Italiani della Toscana, è ormai a livelli spaventosi: almeno 20 cinghiali per ogni 100 ettari di territorio mentre il Piano faunistico regionale ne prevede da 0,5 a un massimo di 5 capi.

La gestione del problema mette ormai da anni su fronti contrapposti agricoltori e associazioni animaliste. L’ultimo casus belli risale a pochi giorni fa: l’ordinanza della Regione Toscana che – oltre agli orti e alla silvicoltura – ha riaperto anche le attività per il controllo e il contenimento della fauna selvatica. Un provvedimento duramente contestato dalle principali sigle animaliste e accolto invece con favore dalle organizzazioni degli agricoltori.

“Condividiamo pienamente l’ordinanza della Regione Toscana – è stato il commento di Luca Brunelli, presidente di Cia Toscana -. Non dimentichiamoci che il problema ungulati e predatori selvatici è una priorità che dura da molti anni in Toscana e prosegue adesso a prescindere dalla situazione attuale di emergenza sanitaria”.

E nell’auspicare una corretta gestione faunistico-venatoria che salvaguardi le colture e tuteli gli agricoltori toscani dai danni provocati da cinghiali, caprioli e predazioni dei lupi aggiunge: “Basta con pretestuose e ipocrite crociate animaliste che vengono fuori con regolare puntualità, sempre e comunque a danno degli agricoltori e del delicato equilibrio fra uomo, ambiente e fauna”.

A lanciare l’allarme sull’emergenza ungulati è anche Coldiretti, che stima in oltre 200 milioni di euro i danni ai raccolti in tutta la penisola. “Nelle campagne ci sono più animali selvatici che lavoratori agricoli e la situazione è drammatica da Nord a Sud – denuncia l’organizzazione agricola – Mentre mancano almeno 200 mila lavoratori stagionali a causa della chiusura delle frontiere agli stranieri i raccolti sono in balia di oltre 2 milioni di cinghiali e di altri animali selvatici che si moltiplicano senza freni scorrazzando liberamente nei terreni coltivati con gravi danni a semine, foraggi, frutta, ortaggi, vigneti”.

Ungulati che ormai la fanno da padroni spingendosi anche nei centri abitati e mettendo in pericolo la sicurezza delle persone, che in alcune zone sono assediate fin sull’uscio di casa.
A tutto questo Coldiretti aggiunge i possibili rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina. “Un pericolo denunciato recentemente dalla stessa virologa Ilaria Capua che ha parlato del rischio effetto domino se oltre al Coronavirus la peste suina passasse in Italia dagli animali selvatici a quelli allevati”.

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