Pannelli in schiuma da oli esausti, componenti da reti da pesca dismesse, fibre di carbonio riciclate, biolubrificanti e biocarburanti innovativi.
Redazione
8 dicembre 2025
PISA – L’industria automobilistica sta attraversando una fase di profonda trasformazione, guidata dai principi dell’elettrificazione e dell’economia circolare. Nuove norme europee, attualmente in fase di adozione, puntano a: una maggiore responsabilità estesa dei produttori nel finanziare la raccolta e il trattamento dei veicoli fuori uso; requisiti di progettazione che facilitino il futuro disassemblaggio e riciclo dei componenti; norme più severe per l’esportazione di veicoli usati al di fuori dell’Ue per prevenire lo smaltimento illegale.
Il riciclo nel settore automotive è un processo cruciale di economia circolare che, dopo lo smontaggio dei veicoli fuori uso, recupera materiali come acciaio, alluminio, plastica e vetro per reintrodurli nella produzione, riducendo l’impatto ambientale e i costi delle materie prime vergini.
La collaborazione virtuosa tra ricerca pubblica e industria può essere utile, inoltre, a trasformare rifiuti di altri settori in materiali alternativi per l’automotive, riducendo sprechi ed emissioni senza compromettere qualità e prestazioni. A questo riguardo l’Università di Pisa presenta il 15 dicembre all’Heritage Hub di Torino i risultati del progetto CO-SMART per illustrare come da oli di frittura esausti, reti da pesca dismesse o da fibre di carbonio riciclate sia possibile ottenere componenti per le auto del futuro, più leggeri e sostenibili.
Si parla di prototipi innovativi come i pannelli di schiuma poliuretanica isolanti, capaci di assorbire, immagazzinare e rilasciare calore, di tessuti elettrofilati con proprietà antimicrobiche per gli interni dei veicoli, oltre a biolubrificanti da oli esausti vegetali e biocarburanti alternativi ai combustibili fossili. L’appuntamento vedrà la partecipazione di ricercatori di università e centri di ricerca, professionisti di grandi aziende del settore.
“Tutti i materiali sviluppati sono stati validati dal punto di vista tecnico e sottoposti ad analisi del ciclo di vita che ne ha confermato il minor impatto ambientale in tutte le fasi di produzione e il loro utilizzo rispetto ai materiali o componenti analoghi ottenuti da fonti fossili o materie prime vergini” ha spiegato la professoressa Maurizia Seggiani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale.
Accanto all’Università di Pisa il progetto ha come partner il Politecnico di Bari, l’Università di Bologna e l’Università Politecnica delle Marche.


















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