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I ricercatori Unipi: trasformare il lupo da problema a opportunità

Francesca Coppola e Samuele Baldanti, due membri del team di ricerca dell'Università di Pisa.  (Foto da www.unipi.it).
Francesca Coppola e Samuele Baldanti, due membri del team di ricerca dell'Università di Pisa. (Foto da www.unipi.it).
Indagine di un tema di studiosi su cinque esemplari nel Pisano. Qui la presenza del lupo se saputa gestire può rappresentare un’attrazione culturale e naturalistica.

 

PISA – Il lupo come risorsa del territorio, come presenza che aiuti a valorizzare le tipicità locali, fino a diventare una “caratteristica” di eccellenza e un’attrazione culturale e naturalistica: è questo l’approccio innovativo che propone uno studio del gruppo di ricerca del dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa coordinato da Antonio Felicioli.
Da ottobre 2018 il team sta conducendo un’indagine su cinque esemplari di lupo (accertati geneticamente) presenti nel territorio che ricade nei comuni di Crespina-Lorenzana e Casciana Terme-Lari, area fortemente antropizzata ma in cui questo piccolo branco ha trovato il suo habitat naturale.

Questa nuova indagine rientra in una ricerca più vasta sull’impatto del lupo nelle attività zootecniche iniziata nel 2010 e si basa su un approccio multidisciplinare basato sullo studio degli spostamenti attraverso l’uso di foto trappole, l’identificazione degli individui con tecniche molecolari su campioni fecali, il monitoraggio sanitario, la dieta e la ricerca di geni codificanti l’antibiotico resistenza.
Il tutto avviene in una logica di partecipazione, cioè con l’attiva collaborazione dei portatori di interesse locale tra cui allevatori di pecore, cavalli, vacche e polli, associazioni venatorie locali e regionali e agriturismi, che intravedono in questo progetto una possibile risposta a un fenomeno che sempre più spesso viene trattato come “emergenza” e che adesso può diventare una risorsa per tutti.

“Il territorio di Crespina-Lorenzana e Casciana Terme-Lari è caratterizzato da diffuse attività produttive e ludico-ricreative come zootecnia, pastorizia, taglio del bosco, forme organizzate di caccia al cinghiale (braccata), cicloturismo, equiturismo, ricerca di funghi e turismo culturale – spiega Felicioli – L’intento è quello di recepire e conciliare il nuovo Piano Lupo Nazionale, proposto dal Ministero dell’Ambiente e che sarà prossimamente valutato in conferenza Stato-Regioni, con le piccole realtà territoriali dove questo affascinante predatore vive”.

Tra le azioni previste dal nuovo Piano Lupo nazionale per assicurare la persistenza del lupo in Italia e ridurre al minimo i conflitti con le attività umane c’è anche la volontà di esplorare forme di indennizzo alternativo e integrativo, come “contributi a priori” per gli allevatori che operano in aree dove la presenza del lupo è accertata, in modo da ridurre gli eventuali danni sulle loro attività.

“Con il nostro studio vorremmo costruire una narrazione della coesistenza uomo-lupo capace di mediare gli interessi collettivi e di spostare la presenza del lupo da fattore negativo a una nuova opportunità per la valorizzazione delle risorse naturali e dei prodotti di questi piccoli paesiconclude Felicioli – Dunque prodotti locali di qualità, che oltre a essere biologici hanno il valore aggiunto di essere ottenuti nel rispetto della presenza del lupo e un turismo naturalistico capace di attrarre amanti della natura e fotografi, interessati a vivere un’esperienza ravvicinata con un animale diventato leggendario nell’immaginario collettivo”.

Fonte: Università di Pisa

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