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Vertice G7 e crisi climatica: Extinction Rebellion di nuovo in azione a Firenze

Extinction Rebellion sit in
Foto Extinction Rebellion Firenze

Rebellion of One: seduti da soli nelle piazze e nei supermercati alcuni attivisti hanno protestato pacificamente contro l’inazione dei governi. 

 

di Gabriella Congedo

FIRENZE – All’Esselunga del Gignoro l’attivista seduto tra gli scaffali con il suo cartello si è spostato fuori per non creare problemi, il personale però è stato gentile. Al ragazzo in piazza Duomo la Polizia Municipale ha fatto notare che è vietato sostare a lungo nei luoghi pubblici, lui si è alzato e ha continuato in piedi la sua manifestazione silenziosa.

Invece con gli altri tre attivisti di Extinction Rebellion Firenze agenti e addetti alla sicurezza sono stati più bruschi: a quello in piazza Santo Spirito sono stati spostati gli oggetti personali senza il suo consenso, all’Esselunga di Novoli sono volate minacce di ripercussioni legali mentre il manifestante seduto al Mercato centrale di San Lorenzo è stato preso di peso e trascinato all’uscita.

Sabato 12 giugno a Firenze cinque attiviste e attivisti di Extinction Rebellion hanno preso parte alla Rebellion of One, ovvero la Ribellione del Singolo, per denunciare l’inazione dei governi di fronte alla crisi climatica ed ecologica. Ognuno di loro aveva un cartello che parlava delle sue paure per il futuro.

La stessa forma di protesta – una sfida pacifica al sistema usando il proprio corpo – si è tenuta in molte altre città del mondo, con gli attivisti di Extinction Rebellion seduti da soli in mezzo al traffico, nelle strade e nei supermercati. Lo scopo, sollecitare i leader riuniti per il summit mondiale del G7 che si sta svolgendo in questi giorni in Inghilterra ad agire immediatamente per affrontare l’emergenza climatica ed ecologica. Il movimento ritiene infatti che gli Accordi di Parigi del 2015 siano stati un fallimento e gli impegni rimasti sulla carta.

Dall’inizio della pandemia – spiegano da Extinction Rebellion Firenze – nonostante gli impegni presi, i governi del G7 hanno dirottato oltre 189 miliardi di dollari di fondi pubblici nel sostegno di carbone, petrolio e gas, mentre l’energia pulita ha ricevuto solo 147 miliardi di dollari [Report Tearfund]. Inoltre nella maggior parte dei casi il denaro fornito alle industrie è stato concesso senza condizioni che vincolino le aziende a ridurre le proprie emissioni climalteranti”.

Ma proprio le nazioni del G7 sono tra le più inquinanti, fa notare il movimento ecologista, in quanto “rappresentano un decimo della popolazione mondiale ma sono responsabili di quasi un quarto delle emissioni di CO2”. I risultati del summit di questi giorni perciò saranno cruciali per il futuro di tutte le popolazioni del pianeta: “Se così non sarà, tutti gli sforzi fatti finora saranno stati nulli e ci troveremo ad affrontare un catastrofico aumento della temperatura globale che metterà a rischio milioni di vite, l’economia mondiale e il mondo intero”.

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