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Vespa velutina, Unifi ne studia l’accoppiamento per difendere le api

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Questo insetto che viene dalla Cina è un predatore di api. Per combatterlo i ricercatori si stanno concentrando sui meccanismi che regolano la comunicazione tra femmina e maschio.

 

FIRENZEL’arrivo e la diffusione di specie aliene è una delle principali cause di perdita di biodiversità. Da alcuni anni l’Europa sta affrontando l’invasione di una specie particolarmente temibile, il calabrone dalle zampe gialle Vespa velutina nigrithorax. A causa della sua flessibilità ecologica, rapidità di dispersione e specializzazione nel predare le api, questo calabrone desta grande preoccupazione dal punto di vista ecologico ed economico.

Molte sono le ricerche in corso per capire come combattere quest’invasione e ridurre il danno. Uno dei filoni più promettenti riguarda lo studio della comunicazione chimica tra i sessi per l’accoppiamento: capire i meccanismi che la regolano potrebbe permettere di sviluppare “esche” per i maschi, la loro cattura e di conseguenza la limitazione della specie.

Proprio a questo riguardo un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze ha condotto un’indagine pubblicata dalla rivista scientifica Journal of Insect Physiology.
Gli studiosi fiorentini hanno cercato di capire quali composti possano risultare attrattivi e si sono concentrati, in particolare, sulle secrezioni prodotte dalle ghiandole sternali e sul veleno delle femmine del calabrone. Entrambe le sostanze, per volatilità e complessità chimica, potrebbero consentire un efficace richiamo per i maschi.

“I risultati delle analisi chimiche e dei saggi comportamentali –  spiega Federico Cappa del Dipartimento di Biologia – hanno mostrato che le secrezioni della ghiandola sternale, come già avviene nelle popolazioni di una diversa sottospecie di Vespa velutina che vive nelle zone native in Cina, sembrano essere promettenti come esche nelle popolazioni che hanno invaso l’Europa. Questi composti sono un buon indicatore dello stato riproduttivo delle femmine e di conseguenza attraggono i maschi della specie”.  

“Questi risultati –aggiunge Rita Cervo, docente di Zoologia – forniscono un primo passo per comprenderne la biologia riproduttiva. Ulteriori studi dovranno essere condotti sul campo per valutare l’efficacia di questi composti come esche attrattive e permettere quindi l’elaborazione di strategie per combattere questa specie aliena”.

Fonte: Università di Firenze

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