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Virgo, il cacciatore di onde gravitazionali, riadattato a difesa dell’ambiente

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L'interferometro Virgo (Foto da Università di Pisa)
Il gigantesco interferometro laser a servizio dell’Università di Pisa diventa un centro di ricerca sull’attività sismica, i cambiamenti climatici e la biodiversità marina.

 

CASCINA (Pi) – Virgo è un interferometro laser di tipo Michelson costruito per cercare le onde gravitazionali, fenomeno previsto dalla teoria di Einstein, dimostrato indirettamente nel 1974 ma mai osservato. Stelle doppie, stelle ruotanti, supernovae e, in generale, i collassi gravitazionali producono rapidi cambiamenti nello spaziotempo che si propagano alla velocità della luce: le onde gravitazionali. Si tratta di perturbazioni estremamente deboli e, quindi, difficilissime da captare.

Coi suoi due bracci di 3 chilometri adagiati nella campagna pisana, vicino Cascina, l’interferometro Virgo non è solo uno dei tre più grandi e sensibili rivelatori di onde gravitazionali al mondo. “Questa estenuante caccia alle perturbazioni esterne rende l’interferometro un grande e sensibilissimo orecchio in ascolto del contesto ambientale in cui è immerso – dice Stavros Katsanevas, direttore dell’European Gravitational Observatory di Pisa – e lo trasforma in uno straordinario laboratorio per studiare i fenomeni dell’ambiente come l’attività sismica o l’andamento delle maree e i moti ondosi nei pressi della costa toscana.”

“In effetti sia le attività umane che i cambiamenti climatici – aggiunge Lisandro Benedetti Cecchi, professore di Ecologia e prorettore alla Ricerca Europea e Internazionale dell’Università di Pisa – sono fra i principali fattori che influenzano la biodiversità marina costiera. Riuscire però a misurare e identificare con precisione l’impatto dei diversi fattori in gioco richiede l’analisi di set di dati molto ampi e diversificati, prodotti da osservazioni su lunghi periodi delle interazioni tra fenomeni ambientali e organismi marini.”

Quello che EGO e Virgo possono fornire ai biologi dell’Università di Pisa è una misura diretta dell’impatto delle onde sulla linea di costa, che si riverbera nei sensori sismici dell’interferometro. Inoltre la grande risoluzione temporale dei dati resi disponibili dai fisici permetterà a un team di biologi e geologi dell’Ateneo pisano di costruire modelli più precisi dell’erosione delle coste e prevedere quanto il cambiamento climatico possa intensificare in futuro temporali, eventi metereologici estremi o correnti marine più calde e l’impatto di esse sulla biodiversità marina costiera.

“Il confronto con i dati, che raccogliamo da oltre 20 anni, sulle popolazioni di alghe e invertebrati lungo il litorale livornese – spiega Benedetti-Cecchi – potrebbe aiutarci a stabilire un collegamento, non ancora ben studiato, tra i cambiamenti climatici globali e le variazioni della biodiversità marina lungo le coste e a definire anche quanto e se la presenza di micro e macro organismi marini contribuisca a mitigare l’impatto dell’erosione costiera.”

Secondo i ricercatori, comparando la serie storica di dati biologici e quelli raccolti negli ultimi 15 anni da Virgo si potranno determinare con più precisione le variazioni del livello del mare in passato e quindi contribuire alle proiezioni sulla sua crescita nei prossimi anni. “Negli ultimi decenni abbiamo raccolto e archiviato un set di dati ambientali (sismici, meteorologici, di inquinamento elettromagnetico) pressoché unico per vastità e continuità temporale” conclude Giovanni Losurdo, spokesperson della collaborazione scientifica internazionale che opera Virgo.

Fonte: Università di Pisa

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