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Vittoria degli animalisti, il Tar sospende caccia al cinghiale in braccata

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Accolto il ricorso di Enpa, Lac, Lav e Wwf. Che ora hanno chiesto l’impugnazione della legge regionale toscana per la gestione degli ungulati davanti alla Corte Costituzionale.

 

Il Tar Toscana, pronunciandosi sul ricorso presentato da Enpa, LAC, LAV e WWF, ha emesso il 9 maggio l’ordinanza con la quale ha disposto la sospensione del piano triennale di controllo del cinghiale nella parte in cui consente la caccia in braccata.

La caccia con il metodo della braccata è un sistema particolarmente crudele nei confronti degli animali e fortemente impattante sull’ambiente, per questo siamo felici che il TAR di Firenze l’abbia sospesa – commentano le associazioni – ora attendiamo l’udienza di merito. La legge regionale per la gestione degli ungulati è un fallimento, non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, è stata solo un’opportunità per consentire ancora maggior divertimento ai cacciatori, per questo chiediamo che sia rimessa alla Corte Costituzionale.

Il piano impugnato dalle associazioni è stato predisposto dalla Regione ai sensi della legge 10/2016 per risolvere il problema dei danni imputati a cinghiali e caprioli nel giro di tre anni, “ma – accusano le associazioni – con tutta evidenza ha mancato completamente l’obiettivo”.

Come ha evidenziato lo stesso TAR, i contenuti del piano presentano diversi profili d’illegittimità: non è dimostrata l’inefficacia dei metodi ecologici, condizione che deve essere sempre soddisfatta prima di dare il via libera alle uccisioni, né viene motivato lo scostamento dal parere dell’ISPRA nel punto in cui solleva il rischio di redistribuzione dei cinghiali sul territorio a seguito dell’attuazione del piano stesso.

Il 17 settembre si terrà l’udienza di merito, nel corso della quale sarà affrontata anche la questione di legittimità costituzionale della legge regionale 10/2016. Secondo Enpa, LAC, LAV e WWF infatti ci sono numerosi passaggi in cui la legge regionale viola la norma nazionale, motivo per cui ne hanno chiesto l’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale.

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