Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Occhio all’inquinamento da nitrati, soprattutto in Italia e in Spagna

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Agricoltura e allevamenti intensivi ne sono la causa principale e l’Italia è stata oggetto di 3 procedure d’infrazione dall’Ue. Eppure le soluzioni ci sarebbero. 

 

di Sandro Angiolini
10 marzo 2024

Arriva quasi in contemporanea dalla Gran Bretagna e dalla Spagna questa settimana la notizia che desidero commentare con voi: l’inquinamento da nitrati provenienti da attività agricole e di allevamento nelle acque.

L’articolo pubblicato su un quotidiano inglese è quello più dettagliato e si basa sui risultati di uno studio condotto anche in aree localizzate nel resto d’Europa. I dati emersi indicano in sostanza due cose: che i livelli di azoto (derivanti dall’uso di nitrati) riscontrati attorno alle aree sottoposte ad agricoltura e/o allevamento intensivo sono circa 4 volte maggiori di quelli di altre zone e così inquinano l’aria favorendo l’insorgere di asma nei bambini (senza contare i danni che queste concentrazioni provocano a vari organismi come funghi, licheni, muschi); che le attività agricole e di allevamento sono responsabili per l’80% di questo tipo di emissioni in Gran Bretagna (le stesse si erano ridotte gradualmente fino al 2005, ma successivamente sono rimaste stabili).

Una notizia simile è apparsa questa settimana anche su un noto quotidiano spagnolo: lì circa 215.000 persone non possono bere in questo periodo acqua potabile, sempre a causa dell’inquinamento da nitrati.
Al di là delle singole cifre proviamo a ragionare su cause, effetti e possibili rimedi a questo genere di problemi, con particolare riferimento all’Italia:

i nitrati sono contenuti soprattutto nei concimi usati in agricoltura perché l’azoto che contengono è il principale “cibo” che ogni pianta utilizza per svilupparsi: tendenzialmente, più gliene dai, più la pianta sviluppa il suo apparato di sostegno e fogliare (questo è chiaramente più importante per la produzione di piante di cui mangiamo le foglie). Derivano anche dal processo di digestione degli animali, cioè dalle loro deiezioni: chiunque passi vicino a un allevamento intensivo ne sente nell’aria l’odore. Sembrerebbero quindi processi inevitabili;

– in realtà le alternative per ridurre fortemente entrambi i tipi di emissioni ci sono. Sul fronte fertilizzanti si potrebbero usare combinazioni di concimi a minor tenore di azoto con biostimolanti (sintetizzo: preparati organici in grado di facilitare l’assunzione di azoto e altri nutrienti dal terreno), applicabili direttamente sulle foglie e/o mescolati nel suolo; giusto due settimane fa anche The Economist ha dedicato un articolo a un’interessante ricerca sull’argomento. Sul fronte degli allevamenti animali le soluzioni possibili appaiono due: utilizzare mix alimentari più efficienti che riducono il contenuto finale di azoto nelle emissioni degli animali; processare rapidamente le deiezioni in modo che l’azoto non si disperda nell’aria o nelle acque. Anche mangiare meno carne potrebbe naturalmente aiutare;

l’Italia è stata oggetto nel tempo di ben tre procedure d’infrazione di fronte all’Unione Europea rispetto all’applicazione della Direttiva Nitrati, varata nel lontano 1991. Si tratta di una norma che fissa le quantità massime di azoto riscontrabili nei terreni posti vicino a fonti d’acqua per uso potabile. Questo indica che nel nostro Paese l’attenzione a questi temi è storicamente bassa ma anche che non si mettono in atto misure adeguate per fronteggiarli, spesso perché si minacciano i consumatori al suono di: “Se non usiamo i concimi non ci sarà abbastanza produzione e i prodotti costeranno di più”. Logico, ma allora conviene adottare i metodi che ho evidenziato sopra. Sembra quindi che impariamo ben poco dagli errori passati…

 

Sandro Angiolini_piccolaOLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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