Opinioni

Case green entro il 2030: l’efficientamento energetico è solo una chimera?

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La nuova direttiva europea arriva in un momento in cui chi materialmente dovrà fare i lavori è nell’impossibilità di farli. Motivo? Il Superbonus e i crediti fermi.

 

di Lorenzo Somigli
20 gennaio 2023

Case green entro il 2030. Altrimenti vendite vietate, valori azzerati e sanzioni, per non farsi mancar nulla. Con buona pace di chi sopporta il gravame del mutuo – i tassi volano verso il 4% – o ha investito i propri risparmi per dare una stabilità alla sua vita. Panico generale. I proprietari sono sul piede di guerra. Il Parlamento promette modifiche. Ciarán Cuffe, relatore della direttiva, intervistato dal Sole 24 Ore, ci tiene a sottolineare che i singoli Stati avranno ampi margini di modifica.

L’iter del testo, al solito, non sarà breve, però c’è una direzione tracciata, che l’Italia non può ignorare. Nel dibattito pubblico il tema dell’efficientamento energetico, e dell’energia in generale, dovrà avere più spazio. Si parla, per lo meno, di oltre 3 milioni di immobili, secondo stime diffuse dalla Commissione europea, su cui dover intervenire. Ci sono tre nodi di cui discutere e di cui tener conto.

Il primo è che la transizione ecologica ed energetica è un processo storico non indolore per la società, che necessita di essere accompagnata verso il cambiamento; infatti, stanno cambiando le basi energetiche ma anche le tecnologie e la tecnologia è strumento delicato, difficile da governare “politicamente”. L’impatto di cibernetica e scarsità è tutt’altro che lieve. C’è bisogno, insomma, di una programmazione politica ed economica per rendere più indolore il passaggio. Meno proclami, più concretezza.

Superbonus e crediti bloccati

Questa spinta all’efficientamento arriva in un momento in cui chi materialmente dovrà fare i lavori è nell’impossibilità di farli. Motivo? L’efficientamento energetico stesso, ovverosia il famigerato Superbonus e i crediti fermi, che più stazionano e più perdono valore. Senza ditte edili e senza tecnici, senza incentivi e un quadro normativo fungibile non partiranno i cantieri e quei tre milioni di case rimarranno senza interventi. In più, senza sblocco dei crediti il sistema rischia di saltare. Questo è il punto due.

Quali i materiali giusti per isolare gli edifici?

Terzo ma non per importanza: i lavori in sé. Meriterebbero, infatti, un focus ulteriore i materiali utilizzati per isolare gli edifici, ammesso che l’isolamento sia una scelta sempre e comunque corretta. Bisogna fare un approfondimento sulla provenienza e le caratteristiche di questi materiali, la resistenza al fuoco e all’acqua. Non sia mai che un giorno ci si debba intervenire di nuovo e in emergenza.

Rischio espulsione per i ceti popolari

C’è un ultimo punto, accessorio ma non ininfluente, bonus, per restare in tema. La drammatica situazione abitativa in Italia e la carenza di case abitabili. E se è vero, come è vero, che le città stanno cambiando, espellendo i ceti popolari, non solo e non più dal centro ma anche dalle cinture urbane intorno ai centri, è vero anche che le case scarseggiano sempre di più.
Per quanto riguarda Firenze, l’espulsione dei ceti popolari e il loro confinamento in quartieri ghetto periferici, dove la massa perde “la sua forza di lotta”, è una dinamica consolidata, come illustrato nell’inchiesta vetusta e attualissima Firenze – Case minime di Casella, Paradiso, Rovezzano. 1973, una dinamica da ricondurre già ai lavori per Firenze Capitale. È una dinamica che oggi prosegue e si irrobustisce con gli student hotel, predittivi di un certo sviluppo immobiliare e capitalistico.
Insomma, la gestione della casa, epicentro del privato e quintessenza del risparmio, è determinante. Un motivo in più per non prenderla alla leggera.

Lorenzo-Somigli

Lorenzo Somigli

Giornalista pubblicista e ufficio stampa per associazioni, fondazioni, aziende.
Collabora con riviste e centri studi italiani e internazionali.
Da collaboratore parlamentare, segue anche i lavori dell’VIII Commissione alla Camera.

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