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I concerti di Jovanotti e l’ambiente, può essere ignorato il bene collettivo?

Il logo del tour accanto a dei fratini.
Il logo del tour accanto a dei fratini.

In vista dei Jova Beach Party di Viareggio del 2 e 3 settembre continuano le polemiche degli ambientalisti. E se avessero un po’ di ragione?

 

di Marcello Bartoli
22 agosto 2022

VIAREGGIO (Lu) – Non si placano le polemiche che hanno accompagnato i concerti dell’artista Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) in giro per le spiagge d’Italia e che in questi giorni stanno anticipando anche i concerti di venerdì 2 e sabato 3 settembre sulla spiaggia del Muraglione di Viareggio. Sono già esauriti i biglietti per il Jova Beach Party del 3 mentre sono ancora disponibili i biglietti per il 2, con costi che vanno da da 65 a 104,95 euro.
Le due date, che vedranno impegnate oltre 1.300 persone, sono organizzate dalle società Trident in collaborazione con PRG e godono del patrocinio di Regione Toscana e Comune di Viareggio.

Molte associazioni ambientaliste della Versilia avevano già espresso la loro preoccupazione per i concerti precedenti dell’artista nel 2019, considerati i possibili impatti ambientali su un’area al confine con la porzione settentrionale del Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, ricca di biodiversità e habitat di particolare pregio, non a caso protetta anche da normative comunitarie, con spiaggia, dune, zone umide e una pineta mista a leccio e latifoglie”.

Qualche giorno fa Italia Nostra Versilia ha fatto sapere in una nota che “spontaneamente la natura in quest’angolo sta preparando un habitat propizio per moltissime specie viventi, alcune delle quali pesantemente minacciate e che il colossale evento del Jova Beach rischia di cancellare tutto questo patrimonio che negli ultimi anni si è ulteriormente accresciuto”. L’associazione chiede in sintesi l’intervento delle autorità competenti affinché vietino la manifestazione in oggetto o almeno impongano che le dune non vengano indiscriminatamente spianate durante l’allestimento.

Il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro ha risposto che “la spiaggia del Muraglione è di riporto: si è formata di recente con sabbia residua riportata dalle correnti e non mi risulta ci siano dune, ma semplici accumuli. Non si tratta poi di un’oasi protetta ma è un’area di libera balneazione, quindi sottoposta ogni giorno a un forte impatto umano. Il sindaco ha concluso ricordando, come anche nelle precedenti occasioni del 2019, “la pulizia di questo pezzo di litorale da parte dell’organizzazione inizi subito dopo la fine dei concerti e sia assolutamente meticolosa. A un’ora dalla fine del live tutto è pulito come non mai, meglio che dopo ogni quotidiana giornata di spiaggia libera”. 

Nel frattempo il Coordinamento associazioni animaliste Regione Toscana (Caart) ha puntato il dito contro l’amministrazione comunale per aver fornito un contributo economico di 250.000 euro a fondo perduto per i lavori tecnici di montaggio dei maxi schermi. Secondo l’associazione si tratta di “soldi dei contribuenti, soldi tratti dalle tasse pagate dai viareggini, utili solo per continuare a favorire una ‘fabbrica di denaro’ che entrerà in tasche private: il cantante, il suo entourage, l’azienda che eseguirà i lavori e che è stata prescelta senza alcuna pubblica gara, alcuni ristoratori e albergatori mentre i cittadini comuni ne sopporteranno solo le conseguenze negative“.

In una lettera aperta a Jovanotti i Giovani Europeisti Verdi della Toscana hanno chiesto di spostare il concerto di Viareggio in piazza Mazzini sottolineando che “l’ecosistema dunale è incredibilmente complesso e fondamentale anche contro il fenomeno terribile dell’erosione costiera ed è l’habitat di molte specie vegetali e animali come il fratino, sede di ben tre nidificazioni di tartarughe marine,nella vicina Marina di Massa”. 

Senza addentrarci troppo in questioni di carattere etico e filosofico ci sembra utile far riferimento per l’occasione al concetto di “esternalità negative”.  Se non vi possono essere pregiudiziali di carattere economico nei confronti dell’artista, ve ne possono essere però in termini di effetti negativi della propria attività rispetto al bene o al benessere collettivo: una volta appurate scientificamente le conseguenze negative per l’habitat naturale indicate dagli ambientalisti, l’artista potrebbe risarcire la collettività per i danni causati. Considerato che sarebbe alquanto difficile misurare con esattezza l’entità dei danni (a quanto può ammontare la distruzione di nidi di animali a rischio estinzione?) potrebbero allora essere le istituzioni, in via preventiva, a decidere quando l’interesse collettivo supera quello privato e magari optare per scelte più coraggiose.

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