Inquinamento

I fiumi apuani inquinati dai fanghi delle cave, Apuane Libere chiede l’intervento dello Stato

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Foto Apuane Libere

L’associazione si è rivolta al ministro dell’Ambiente: “Con le piogge ennesima fiumana di acqua bianca inquinata, stop concessioni a chi non rispetta le leggi”.

 

di Gabriella Congedo
30 agosto 2023

CARRARA – Ogni volta che piove le polveri di lavorazione del marmo lasciate sui piazzali delle cave finiscono nelle falde e nei corsi d’acqua delle Apuane e, da lì, in mare. È accaduto anche dopo le ultime piogge. L’associazione ambientalista Apuane Libere ha deciso di dire ‘basta’ e ha presentato una richiesta di intervento diretto dello Stato attraverso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica “a seguito dell’ennesima fiumana di acqua bianca inquinata venuta giù ieri (lunedì 28 agosto, ndr) dai quattro bacini carrarini”.

Un passo necessario, sottolineano, dopo che le innumerevoli denunce ambientali per inquinamento del torrente Carrione e del Mar Ligure sono rimaste lettera morta: “Continuare a inquinare l’acqua significa distruggere tutte le forme di vita e a Carrara, purtroppo, ci sono molte ditte private che inquinano le sorgenti idropotabili e sono così vigliacche da far pagare danni economici e di salute agli cittadini”.

La marmettola, così si chiama la fanghiglia che si crea dalla mescolanza tra scarti di lavorazione del marmo, terre di cava e acqua, è un miscuglio micidiale che cementifica gli alvei, occlude le branchie di pesci e invertebrati e soffoca ogni forma di vita. Le cause del disastro sono, evidentemente, di natura economica. Le cave dovrebbero smaltire gli scarti di lavorazione come rifiuti speciali ma spesso li abbandonano nei piazzali, da dove poi la pioggia li trascina nei fiumi e infine in mare.

Si tratta di un problema ambientale ormai cronico ma spesso minimizzato e sottaciuto. Apuane Libere chiama in causa la politica e accusa il Comune di Carrara di essere complice di questa situazione: “Se non si capisce che l’inquinamento da segagione del marmo mista a terre, oli esausti e metalli pesanti è un mix mortale che discende direttamente dai piazzali di cava dei bacini estrattivi cittadini, grazie ai quali le amministrazioni comunali di Carrara continuano a ripianare i bilanci, alla fine si va diretti nel baratro”.

In effetti gli ambientalisti lo vanno ripetendo da anni: se l’acqua delle Apuane è inquinata è perché si sono tollerati fin troppo a lungo fenomeni illeciti in palese contrasto con gli obblighi comunitari e le normative nazionali sulla tutela delle acque destinate al consumo umano e la difesa degli habitat naturali.

“Vogliamo che gli amministratori nazionali in primis ma anche la Magistratura – tuona Gianluca Briccolani, presidente di Apuane Libere – enti pagati da tutti i cittadini italiani con i soldi delle tasse per svolgere il proprio lavoro, anziché strizzare l’occhio alla deleteria prassi dell’escavazione in galleria dentro e fuori dalle Zone a Protezione Speciale diano una parvenza di legalità ritirando la concessione a quelle società che non rispettano le pochissime leggi che ancora tutelano le risorse idriche: tutto questo al più presto e senza aspettare che esca fango dalle docce dei bagni dei cittadini o peggio ancora che essi piangano altri morti dopo la prossima alluvione”.

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