Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

La riforma della PAC: una decisione del Parlamento Ue che ha suscitato polemiche

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E’ in gioco il futuro della nostra agricoltura. La risoluzione appena votata non soddisfa il mondo ambientalista ma forse c’è ancora tempo per correggere il tiro.

 

di Sandro Angiolini

Circa 10 giorni fa il Parlamento europeo ha approvato una riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria) che delinea il futuro della nostra agricoltura e, soprattutto, su quali linee generali spendere 390 miliardi di euro tra il 2023 e il 2027. Con molte polemiche.

Secondo i principali gruppi politici presenti nel Parlamento (Socialisti, Conservatori, Liberali) la riforma sposta sufficientemente gli equilibri attuali a favore di una maggiore salvaguardia ambientale, destinando risorse adeguate alle misure di tipo agro-ambientale; secondo le associazioni ambientaliste, invece, questa riforma è “debole” in tal senso e continua nel solco di un modello che ha provocato e provoca ancora troppo inquinamento delle risorse naturali e perdita di biodiversità. Insomma: niente vero Green Deal in agricoltura.

Personalmente e immodestamente ritengo che la Verità stia nel mezzo. Il Parlamento ha votato sulla base di una proposta “vecchia”, impostata cioè dalla precedente Commissione prima che venisse varata la Comunicazione del maggio 2020 From Farm to Fork (Dal produttore al consumatore) che offre una visione più ampia e ambiziosa di come migliorare il funzionamento del settore agro-alimentare. C’è quindi da sperare che nei prossimi mesi (ne passeranno tanti…) Consiglio dei ministri europei e Commissione adeguino, almeno parzialmente, la risoluzione votata dal Parlamento agli obbiettivi di tale Comunicazione. Ne ricordo solo i principali: taglio del 50% nel consumo di pesticidi e del 20% in quello dei concimi, taglio del 50% nell’uso degli antibiotici negli allevamenti di tutta Europa.

Occorre tuttavia tener conto di due elementi importanti che hanno intuitivamente frenato le istanze di un maggiore cambiamento. Da un lato la maggior parte delle aziende agricole presenta bilanci strutturalmente in rosso e il sostegno al loro reddito appare ancora essenziale; dall’altro il Covid ha colpito duramente quei segmenti a maggiore redditività (es. filiera del vino) che in parte non riusciranno a superare la crisi e dovranno chiudere o vendere le proprie attività. Se a questi due elementi aggiungiamo il fatto che, in media, meno del 6% degli imprenditori agricoli europei ha meno di 35 anni (e quindi il grosso del mondo agricolo è meno ricettivo nei confronti delle innovazioni) si capisce meglio perché è così difficile assicurare un percorso più sostenibile al settore. Queste osservazioni sono valide anche per la Toscana, dove tuttavia la quota di imprenditoria giovanile è più alta (9,1%- dati del 2017).

Quali sfide ci aspettano? Innanzitutto si tratta di programmare bene e presto come spendere tutti i soldi a disposizione (ricordo che ci saranno anche quelli del Next Generation Fund per lo sviluppo rurale). Quindi ulteriore sostegno alle filiere del Bio e dei prodotti tipici di qualità e alla diffusione delle fonti di energia rinnovabile. Fin qui la parte facile. Poi sarebbe il caso, in una delle regioni italiane con maggiore presenza di boschi, di orientare la gestione del patrimonio forestale verso una maggiore pluriattività (quindi anche attività turistiche e didattiche) e di qualificare il prodotto legno che se ne ricava. A questo si potrebbe aggiungere l’uscita progressiva e intelligente dal modello degli allevamenti intensivi, che sono di fatto i maggiori responsabili degli impatti ambientali negativi. Infine (si fa per dire…) si potrebbero coinvolgere meglio gli agricoltori nell’azione di prevenzione del dissesto idro-geologico delle nostre colline.
Siamo preparati a impostare e gestire tutto questo? La risposta, in buona parte, spetta al nuovo assessore regionale all’Agricoltura…

Oltre la siepe è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro AngioliniSandro Angiolini– Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.