Inquinamento

Rosignano, ricorso al Tar contro gli sversamenti autorizzati della Solvay

Da sinistra Marco Taricco e Giuseppe Bivona di Bluebell Capital Partners.
Da sinistra Marco Taricco e Giuseppe Bivona di Bluebell Capital Partners.

Bluebell Capital Partners, WWF, Project Zero e Medicina Democratica provano a far annullare l’autorizzazione ministeriale.

 

di Marcello Bartoli

ROSIGNANO (Li) – A tutt’oggi, nell’impianto chimico Solvay si produce quasi tutto il carbonato di sodio necessario all’industria italiana. Nel corso degli anni la presenza dello stabilimento ha causato l’inquinamento del tratto di costa a sud dell’abitato. Per il 90% si tratta di calcare cotto e finemente tritato e per il 10% circa di cloruro di calcio. Il sito, secondo l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), è tra i 15 tratti costieri più inquinati del Mediterraneo a causa degli “sversamenti di gesso e calcare, metalli pesanti bioaccumulabili quali mercurio, arsenico, cadmio, cromo e piombo. Si calcola che negli ultimi 80 anni l’azienda ne abbia sversati in mare circa 13 milioni di tonnellate.

Qualche mese fa il Ministero della Transizione Ecologica ha rinnovato l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) alla multinazionale, permettendole di continuare così a realizzare prodotti chimici nello stabilimento e a sversare i residui della produzione in mare per altri 12 anni, con un limite di 250.000 tonnellate l’anno. Il decreto, risalente al 20 gennaio scorso, ha confermato l’AIA anticipando di cinque anni la sua scadenza naturale prevista per il 2027.

Alcuni giorni fa il fondo Bluebell Capital Partners (gruppo finanziario londinese guidato dagli italiani Giuseppe Bivona e Marco Taricco con fondi per battaglie ambientaliste) ha presentato ricorso al Tar della Toscana per l’annullamento del decreto. Lo stesso è stato sottoscritto anche dal WWF Italia, da Project Zero (l’organizzazione no profit che si batte per la salvaguardia dei mari e che conta celebrità come Sienna Miller, Slash, Cara Delevingne e Liv Tyler), dalla onlus Medicina Democratica e da numerosi cittadini di Rosignano, guidati dall’ecologista Maurizio Marchi.

Il ricorso, si legge in una nota, si fonda su tre motivazioni: “In primo luogo la presunta violazione da parte di Solvay delle linee guida europea e nazionale che vietano l’accumulo localizzato di solidi sospesi sversati a mare. In secondo luogo la carenza di istruttoria da parte del Ministero che ha rilasciato l’autorizzazione senza che fossero stati esaminati tutti gli elementi utili a valutare i pericoli per l’ambiente e per la salute. Infine il potenziale conflitto di interesse di Cingolani per aver firmato un decreto che avvantaggia una società (Solvay) con cui, da dirigente di Leonardo, aveva concluso una joint-venture“.

La Solvay, che in Toscana supporta il progetto Enel Green Geothermal Power Production fornendo carbonato di sodio a 35 nuove stazioni geotermiche, ha così replicato alle accuse di inquinamento: “Il processo di produzione di soda a Rosignano è sicuro e conforme alle normative europee e italiane”.

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