Agricoltura

Contadini antagonisti a Firenze: “Sementi minacciate dalle multinazionali”

Foto da pagina Facebook Associazione Rurale Italiana.
Foto da pagina Facebook Associazione Rurale Italiana.

Le associazioni ARI, ECVC e la Coalizione Italia libera da Ogm: “Il sistema sementiero industriale vuole privatizzare le sementi e loro componenti genetiche”.

 

Redazione
12 novembre 2022

FIRENZE – Anche in Toscana sono sempre più frequenti le occasioni dove cittadini e associazioni si incontrano per discutere di modelli di agricoltura e distribuzione dei prodotti alternativi a quelli della globalizzazione e della grande distribuzione. Ieri è stata la volta dei contadini dell’Associazione Rurale Italiana (ARI) che hanno animato l’incontro Lottare per i sistemi sementieri contadini alla Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia.

L’appuntamento fa parte di una quattro giorni che si tiene a Firenze fino al 13 novembre, organizzata in collaborazione con il Coordinamento Europeo via Campesina (ECVC) e la Coalizione Italia libera da Ogm. I temi affrontati sono quelli della sovranità alimentare, della difesa dell’agricoltura contadina e dell’agroecologia.

Da parte di queste associazioni c’è il rifiuto totale di scorciatoie biotecnologiche che possano espropriare ulteriormente i contadini del diritto sancito dai trattati internazionali e dalle dichiarazioni dell’Onu: “Il sistema sementiero contadino è una realtà sociale, economica e culturale che si è sviluppata nel corso dei secoli, che si basa sui diritti e sull’azione collettiva dei contadini. Tuttavia, questo sistema è costantemente minacciato dal sistema sementiero industriale“.

L’obiettivo è rinsaldare il rapporto con le organizzazioni sociali del Paese e lottare per la sovranità alimentare “oggi strumentalizzata dalla destra al potere ma che è e deve rimanere obiettivo fondamentale delle popolazioni verso l’autodeterminazione dei sistemi agricoli e alimentari, contro il dominio  delle politiche agricole usate come strumento di potere e di sopraffazione dalle lobby agroindustriali e dalla grande distribuzione organizzata“.

Tra i relatori Alessandra Turco di ARI e coordinatrice del gruppo di lavoro Sementi e Ogm di ECVC, Guy Kastler di ECVC ed Elisa D’Aloisio per la Coalizione Italia Libera da OGM. Per gli organizzatori qualunque transizione agroecologica ha uno snodo irrinunciabile: l’autonomia dell’agricoltura rispetto all’approvvigionamento del materiale da riproduzione, vegetale o animale: Per oltre 10.000 anni i contadini hanno liberamente salvato, selezionato, scambiato e venduto semi, così come li hanno usati e riutilizzati per produrre cibo”.

Il sistema sementiero contadino, aggiungono gli organizzatori, si basa sulla conoscenza, l’adattamento e una costruzione giuridica radicata nei diritti collettivi dei contadini che dall’inizio dell’agricoltura hanno prodotto la diversificazione di piante e animali attraverso l’addomesticamento e l’adattamento a concreti sistemi ecologici, sociali e culturali: L’uso, lo scambio e la vendita di sementi originate da varietà certificate, selezionate e prodotte in azienda fa parte di un’organizzazione collettiva di autoproduzione dei mezzi di produzione il cui reddito proviene principalmente dalla vendita dei raccolti sui mercati agricoli“.

In Europa, per esempio, “i cataloghi di sementi nazionali e il catalogo comune dell’Unione sono stati concepiti per promuovere le sementi industriali e l’agricoltura industriale e in un certo numero di Paesi la vendita di sementi contadine tra contadini, così come la risemina, sono vietate. I diritti di proprietà intellettuale, compresi i brevetti industriali, minacciano l’autonomia e il controllo dei sistemi sementieri contadini”.

In definitiva, per queste associazioni di attivisti e contadini “le imprese sementiere multinazionali hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del dominio del commercio internazionale anche attraverso l’imposizione di leggi che privatizzano le sementi e le loro componenti genetiche, fino ai caratteri nativi di singole specie”.

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