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Giglio, Parco e Università insieme per salvare il ‘pomodoro da scasso’ e il ‘cavolo torso’

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I caratteristici terrazzamenti all'Isola del Giglio (foto Roberto Ridi per il Pnat)

Rischiano l’estinzione le due antiche varietà di ortaggi coltivate da sempre in piccoli orti ricavati nei caratteristici terrazzamenti.

 

Redazione

ISOLA DEL GIGLIO (Gr) – Il “pomodoro da scasso” e il “cavolo torso”, due antiche varietà di ortaggi tipiche dell’Isola del Giglio, rischiano di scomparire. Per salvarle dall’estinzione il Parco Nazionale Arcipelago Toscano ha attivato una convenzione con il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DiSAAA) dell’Università di Pisa. Grazie a questo accordo il laboratorio di Ricerca e Analisi sulle Sementi del DiSAAA studierà il patrimonio genetico di alcune varietà locali segnalate da abitanti e coltivatori amatoriali dell’isola.

Al centro dell’attenzione una particolare varietà di pomodoro detta “pomodoro da scasso” e un’antica varietà di rapa detta “cavolo torso”. Questi frutti della terra si sono adattati bene al suolo e al clima dell’isola e vengono coltivati da sempre in piccoli orti ricavati nei caratteristici terrazzamenti, contraddistinti da scarsità d’acqua e suoli fortemente inclinati con tendenza a degradarsi.
Il recupero, la caratterizzazione e l’iscrizione nel Repertorio Regionale di queste due varietà locali sono molto importanti per evitare di perderle per sempre, visto che in questi ultimi anni hanno subìto una drastica riduzione.

orto dei Semplici elbanoNon è la prima volta che il Parco Nazionale Arcipelago Toscano si attiva per difendere le produzioni tipiche del passato. Ha già condotto diverse indagini in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per il censimento e la caratterizzazione morfologica di antiche cultivar locali, sia ortaggi che frutta, confluite nel progetto della Banca del seme presso la Casa del Parco di Rio nell’Elba e nel campo catalogo presso l‘Orto dei Semplici Elbano all’Eremo di Santa Caterina.

Questo vuole essere l’avvio di un percorso scientifico sul tema del recupero delle specie agricole utilizzate nel passato – ha detto il presidente del Parco Giampiero Sammuri che potrà arricchirsi di altri elementi strada facendo e sarà esteso anche all’isola di Capraia e a Pianosa, seguendo l’ottima e già collaudata esperienza rispetto a quanto realizzato all’Isola d’Elba”.

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