Attualità Inquinamento

Gli esperti: molte le correlazioni tra inquinamento e Covid-19

Da sinistra Ugo Bardi, Simona Re e Gianluca Garetti
Da sinistra Ugo Bardi, Simona Re e Gianluca Garetti
In una videoconferenza Ugo Bardi, Simona Re e Gianluca Garetti concordi sulle possibili correlazioni tra inquinamento atmosferico, crisi ambientale e sviluppo del virus.

 

di Marcello Bartoli

Questa mattina si è svolta una videoconferenza online, organizzata da Fridays For Future Firenze, dove alcuni esperti e scienziati hanno discusso delle possibili correlazioni tra Covid-19 e i cambiamenti climatici in corso.

“Nessuno sembrava poter prevedere l’epidemia ma esiste una letteratura scientifica che negli anni passati aveva previsto l’arrivo di un virus – esordisce Ugo Bardi, docente di Chimica e Fisica presso l’Università di Firenze -. La crisi climatica si svolge su una scala di anni, era prevedibile? Sì. Sulla base dei dati fisici emersi da questa letteratura si raggiunge un picco della civiltà , del PIL e della prosperità ma a un certo punto tutto inizia a cadere, la cosiddetta “Caduta di Seneca”. La caduta è rapida, l’inquinamento genera il collasso del sistema economico, incapace di proseguire nel suo percorso”.

“Quando la crescita raggiunge i suoi limiti – prosegue Bardi – il sistema decresce e crolla a forza di shock. Possiamo parlare di shock finanziario nel 2008, di shock epidemico in questa fase, insomma il sistema è molto fragile. L’impatto sarà durissimo, si parla della fine del turismo per diversi anni ma non siamo sicuri che questo sarà lo shock finale. Non è comunque casuale che il virus abbia colpito le regioni più inquinate del mondo”.

“L’inquinamento ambientale è generato da un mix di inquinanti – sottolinea Gianluca Garetti, vicepresidente di Medicina Democratica e membro di ISDE Medici per l’Ambiente – viviamo in un’era che potremmo chiamare  “Mixocene”, caratterizzata da un mix di inquinanti che vivono fuori e dentro di noi. Dagli studi scientifici sembra esistere una correlazione tra l’inquinamento e il virus. Già nel 2002 emerse una correlazione tra Sars e zone inquinate in Cina. I cinesi avevano già verificato, tra l’altro, la correlazione tra diffusione del morbillo e inquinamento”.

“C’è una correlazione tra particolato atmosferico e virus – conclude Garetti – in sostanza ai picchi di contagio corrispondono dei picchi di inquinamento. Il particolato, ad esempio, è un vettore che favorisce la diffusione del virus. Sembra essersi comunque verificato un salto di specie dalla fauna selvatica all’uomo che ha prima deforestato e poi ridotto gli habitat animali cibandosi in modo improprio e poco salutare, portando il sistema al collasso”.

“Gli inquinanti atmosferici e il particolato atmosferico favoriscono la diffusione del virus – sostiene anche Simona Re, biologa e divulgatrice scientifica – e infatti il virus non si sta diffondendo nel deserto ma in aree ad alta densità di popolazione. Il virus ha il solo scopo di replicarsi ma non è una forma di vita vera e propria. Nei sistemi naturali quando impattiamo gli equilibri naturali invitiamo i virus a mutare con conseguenze pericolose”.

Dobbiamo produrre meno Co2 – continua la Re – e gli accordi ci sono. In Italia c’è un decreto Clima del 2019. Per adattarci ai cambiamenti in corso c’è un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, frutto di un lavoro di 3 anni ma bloccato dal 2017. Il progetto Master Adapt ha lavorato invece sulle linee guida di adattamento per le regioni italiane, affinché siano adottate tutte le dovute precauzioni. La partita possiamo ancora vincerla reinventando i sistemi e fermando le cause. In Italia c’è anche un Patto dei sindaci che tanti Comuni hanno firmato. E’ possibile dunque in ogni territorio formare comitati, ricordare i patti sottoscritti e cercare di dare suggerimenti razionali e praticabili alle amministrazioni, anche attraverso i social”.

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