Ecosistema

Ibis sacri ospiti sgraditi, in Toscana sono aumentati a dismisura e divorano di tutto

ibis-sacri_Toscana-ambiente

Voraci predatori, sono passati nel giro di pochi anni da alcune decine a oltre 3.000. E potrebbero diventare un problema serio per la fauna locale.

 

di Gabriella Congedo
9 aprile 2024

Sono predatori voraci, si spostano con rapidità e stanno aumentando a velocità sorprendente. Da qualche anno gli ibis sacri sono diventati un problema anche in Toscana. Inseriti dall’Unione Europea nell’elenco delle specie aliene invasive e oggetto di un piano di gestione nazionale da parte dell’Ispra, lo scorso inverno in Toscana ne sono stati censiti più di 3.000.  

Attenzione però a non confonderli con i cugini ibis eremita, autoctoni e quasi estinti in natura da anni tanto da essere inseriti nella lista rossa dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) tra le specie a grave rischio di estinzione.

Per chi non li avesse mai visti gli Ibis sacri africani (Threskiornis aethiopicus) sono dei trampolieri, cioè uccelli con grandi zampe sottili, di colore bianco e nero. Onnivori, la loro dieta si compone prevalentemente di piccoli animali ma anche di vegetali e rifiuti che trovano nelle discariche e si riuniscono in grandi stormi durante la ricerca del cibo. Tutte caratteristiche che li rendono capaci di adattarsi senza problemi ai nuovi ambienti.

Ma come sono arrivati dal nord Africa in Europa? Sembra che i primi esemplari siano stati importati in Francia a scopi ornamentali per il loro fascino esotico. Da lì si sono diffusi nel Nord Italia a partire dal Piemonte e adesso stanno colonizzando anche le regioni del Centro.
E in Toscana? “I primi avvistamenti risalgono ai primi anni Duemila ma erano sporadici – racconta Luca Puglisi, direttore del Centro Ornitologico Toscano – Negli ultimi 4-5 anni c’è stata un’impennata notevole. Quest’anno abbiamo superato i 3.000 individui in Toscana: sono concentrati prevalentemente nel medio e basso Valdarno però la specie sta facendo la sua comparsa in tutto il territorio regionale dove ci sono zone umide e pianeggianti. Il nucleo più grosso è dalla Piana fiorentina fino al mare ma ci sono concentrazioni importanti anche verso il parco di San Rossore. E da 3-4 anni hanno anche incominciato a nidificare con un numero crescente di coppie”.

Ci sono rischi per le specie autoctone? “In Toscana un vero monitoraggio non è ancora stato fatto. Sappiamo che l’ibis sacro si nutre anche di anfibi ed è un predatore di nidi e nidiacei. E visto che sta aumentando rapidamente di numero l’impatto ci può essere.  Se per esempio in una zona dove si riproducono degli anfibi un po’ particolari ci si installano per una settimana 30-40 ibis sacri probabilmente fanno fuori tutto. Lo stesso se arrivano in uno specchio d’acqua dove nidificano determinate specie di uccelli. La loro tecnica di caccia, a differenza degli aironi, è basata sul fatto che cacciano in gruppo ed è difficile sfuggirgli”.

E pensare che nella loro zona d’origine, il nord Africa, hanno addirittura problemi di conservazione mentre qui sono passati rapidamente da poche decine di esemplari alle migliaia attuali. Si sta studiando come contenerli ma al momento non c’è un piano operativo.

Uno dei primi a documentare l’arrivo degli ibis sacri nella piana pistoiese è stato Daniele Manetti, presidente di Legambiente Quarrata: “Li ho fotografati per la prima volta nella primavera del 2014, erano ancora pochi esemplari. Poi sono aumentati a dismisura e adesso nella piana se ne contano a centinaia. Una cosa buona però l’hanno fatta: con l’aiuto degli aironi hanno falcidiato e mangiato i gamberi killer che oggi sono quasi scomparsi dal nostro territorio”.

Foto di Daniele Manetti, Legambiente Quarrata
Foto di Daniele Manetti, Legambiente Quarrata

 

Tags