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Identificati sulle coste toscane i 32 microfunghi che minacciano le tartarughe marine

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Samuele Risoli, uno degli autori della ricerca

Autori della scoperta i ricercatori dell’Università di Pisa. Le infezioni fungine colpiscono uova ed embrioni e possono comprometterne la sopravvivenza.

 

Redazione
30 ottobre 2023 

PISA – Una nuova minaccia incombe sulle tartarughe marine. Sono stati identificati per la prima volta sulle coste toscane – nelle uova di Caretta caretta – ben 32 tipi di microfunghi che possono causare la morte degli embrioni.
Autori della scoperta, pubblicata sulla rivista Fungal Biology, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DiSAAA-a) dell’Università di Pisa assieme al personale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana e al responsabile scientifico dell’associazione tartAmare Luana Papetti.

La caratterizzazione molecolare ha rivelato che queste specie di microfunghi sono associate al genere Fusarium, note come patogeni delle piante, alcune delle quali mai ritrovate prima nelle uova di tartarughe marine. Questa particolarità, secondo i ricercatori, svela nuovi scenari sul parassitismo fungino aprendo la possibilità che un microrganismo sia capace di infettare componenti sia del regno vegetale sia di quello animale.

Le tartarughe marine stanno da tempo affrontando a livello globale numerose sfide, tra cui la distruzione del loro habitat, l’inquinamento delle acque – si pensi alle microplastiche – e le variazioni climatiche – spiega Cristina Nali dell’Università di Pisa – In questo preoccupante scenario questa nuova minaccia, la “fusariosi delle uova di tartaruga marina”, rappresenta una malattia infettiva emergente in grado di attaccare le uova all’interno dei nidi e causare la mortalità degli embrioni”.

Caretta caretta è l’unica specie di tartaruga marina che nidifica lungo le coste del Mediterraneo, depone le uova a terra, nella sabbia e proprio nell’estate 2023 si è assistito a un numero record di nidificazioni lungo le coste toscane, puntualmente segnalati e sorvegliati da una fitta rete di volontari.

“La presenza di specie di Fusarium nelle nidiate delle tartarughe marine è allarmante perché questi funghi possono compromettere la sopravvivenza degli embrioni – aggiunge Samuele Risoli, dottorando del DiSAAA-a – Non dimentichiamo che le uova e i piccoli delle tartarughe marine sono da sempre decimate da predatori naturali e fattori ambientali avversi per cui l’aggiunta di questa minaccia riduce ulteriormente le loro possibilità di sopravvivenza alle nostre latitudini”.

La nostra ricerca mette in evidenza la complessità degli equilibri degli ecosistemi marini e la necessità di una vigilanza continua per proteggere queste magnifiche creature – conclude Cristina Nali – Le comunità della conservazione e le autorità locali devono lavorare insieme per garantire un futuro alle tartarughe all’interno del Mediterraneo”.

Ceppo di Fusarium oxysporum isolato da uova non schiuse (foto Università di Pisa)
Ceppo di Fusarium oxysporum isolato da uova non schiuse (foto Università di Pisa)

 

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