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Il giornalista Lorenzo Somigli: “Il potere genera una certa retorica ambientalista”

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Nel suo libro “Il potere nel nostro tempo” l’uso delle tecniche digitali è visto come strumento di controllo delle masse in vista dello scontro globale per l’egemonia.

 

di Marcello Bartoli
5 marzo 2024

FIRENZE – E se anche le teorie del cambiamento climatico fossero uno strumento che il potere ha per controllare e manipolare le masse con l’obiettivo di contingentare le risorse e le idee? Quello di Lorenzo Somigli con il libro Il potere nel nostro tempo (Artverkaro Edizioni, 2024) è un tentativo di capire le radici profonde dello scontro per l’egemonia e, al tempo stesso, di capire come questo scontro furibondo produca determinate strutture di potere che si fondano sull’uso del digitale quale mezzo di controllo e comando.

Per Somigli “larga parte di ciò che vediamo, di ciò che noi avvertiamo, i nostri movimenti e perfino il modo nel quale perveniamo a una certa idea o decisione, pur reputandola indipendente, è, in larga misura, un prodotto del potere che ha lavorato, instancabilmente, affinché vedessimo, sentissimo, ci muovessimo, pensassimo o agissimo in un certo modo, un modo che risponde a una sua determinata logica o necessità”.

Il-potere-del-nostro-tempo-Lorenzo-Somigli-Toscana-ambienteSecondo l’autore il potere, in ogni area del globo, si pone il problema di come tenere sotto controllo le masse in vista di quello che è uno scontro globale. La massa dev’essere forzata all’abbandono del benessere per tornare a vivere in modo più frugale e meno “impattante” (così si spiegherebbe la retorica ambientalista). Per dirla con il filosofo Giorgio Agamben “se vuole promettere ai suoi sudditi sicurezza, il sovrano dovrà sacrificare la loro libertà”.

Per comprendere l’età contemporanea è necessario uno sforzo analitico nuovo: proprio il potere ha lavorato per sterilizzare, anche con il politically correct, il pensiero critico. Tuttavia, ci sono delle coordinate. Chi comanda, chi è comandato? Come si esercita oggi la funzione del comando e perché il comandato non si ribella? Da queste domande prende le mosse la pubblicazione profondamente debitrice, sottolinea l’autore, al pensiero di Foucault, a una coscienza critica come Agamben, agli studi sulla massa di Canetti, a Ivan Illich perché aveva pre-visto l’evoluzione della medicina, senza dimenticare i padri nobili – tutti anglosassoni – della geopolitica ovvero Mackinder, Spykman, Lea, l’ammiraglio Mahan.

Lorenzo Somigli, analista specializzato in energia e geopolitica, ricostruisce il carattere prettamente politico del capitalismo oggi, nel vorticoso abbraccio tra apparati sempre più rarefatti e innovazione tecnologica sempre più pervasiva e alienante; questo processo sembra muovere in modo uniforme, nel mondo multipolare.
Il testo – con un contributo di Jean-Claude Martini in fase di riordino – cerca anche di essere un invito “ai volenterosi” a coltivare uno spazio di libertà e di resistenza “alla dismissione” che sembra caratterizzare questa fase del capitalismo politico e digitale.

Lorenzo Somigli è giornalista pubblicista e ufficio stampa. Scrive regolarmente su riviste italiane ed estere, come Transatlantic Policy Quarterly, concentrandosi su geopolitica ed energia e ha svolto reportage in Libano e Turchia.
Ha realizzato studi sul federalismo e sui sistemi a pluralismo religioso pubblicati da Eurac e IACL. È collaboratore parlamentare e segue i lavori dell’VIII Commissione ambiente alla Camera.

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