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Il Senato approva l’innalzamento dei limiti 5G, sgomento degli ambientalisti

Da sinistra Stefano Ciafani e Livio Giuliani.
Da sinistra Stefano Ciafani e Livio Giuliani.

L’Italia cancella una delle normative più prudenti in tema di campi elettromagnetici 5G. Dubbi di scienziati e ambientalisti per la salute pubblica.  

 

Redazione
21 novembre 2023

Qualche mese fa cinquanta scienziati avevano deciso di scrivere un appello al Governo per dissuadere i ministri dal prendere in considerazione la possibilità di aumentare i limiti di legge per la radiofrequenza e promuovere lo sviluppo della rete 5G. Tra i firmatari c’erano l’oncologo svedese Lennart Hardell che ha pubblicato decine di studi sul rischio cancerogeno dei cellulari e delle relative antenne, il professor Henry Lai dell’Università di Washington ed editor della rivista Bioelettromagnetics e David Geel, ex direttore dell’Agenzia Europea per la Protezione Ambientale.

Nei giorni scorsi è stato comunque approvato dalla IX Commissione del Senato l’emendamento al Ddl Concorrenza che consente l’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici. In Italia il limite di emissione per i campi elettromagnetici era fermo a 6 V/m, il più basso tra quelli dell’Ue. Grazie all’emendamento 4.0.9, a firma del senatore Pogliese di Fratelli d’Italia, il nostro Paese cancella una delle normative più cautelative in tema di campi elettromagnetici.

Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente non esiste nessuna ragione tecnica per innalzare i limiti elettromagnetici che secondo quanto proposto dalla maggioranza verranno portati da 6 a 15 V/m, tra l’altro senza alcun riferimento scientifico e senza fare un passo indietro sulle tecniche di misurazione. Siamo, infatti, l’unico Paese in Europa che misura i campi sulla media delle 24 ore invece che sulla media dei 6 minuti“.

La scelta è sicuramente utile ai grandi gestori che, secondo gli studi da loro stessi sostenuti, avrebbero dovuto spendere tra i 3 e i 4 miliardi di euro per reingegnerizzare oltre 24.700 antenne.  Numerosa, invece, la letteratura scientifica che non viene presa in considerazione con questa scelta e che sottolinea effetti avversi non termici correlati all’esposizione ai campi elettromagnetici artificiali emessi da apparati radioelettrici (tumori, malattie neurodegenerative, deficit di attenzione e memoria, elettrosensibilità, disturbi cardiocircolatori, danni alla fertilità maschile e femminile, danni al Dna).

Per Livio Giuliani, già dirigente di ricerca ISPESL/INAIL e portavoce della Commissione Internazionale per la Sicurezza Elettromagnetica (ICEMS) “l’aumento dei limiti pone non solo un problema di salute pubblica ma anche una seria questione di opportunità economica perché distoglierebbe un giro di affari dal mercato interno italiano per andare a costituire profitti per società estere.” 

Nel frattempo le Rete Italiana 6 V/m, che riunisce associazioni e comitati contrari all’innalzamento dei limiti del 5G, ha preparato una lettera ai deputati del Parlamento italiano citando gli studi dello US National Toxicology Program, quello dell’Istituto Ramazzini di Bologna, le sentenze delle Corti di Appello di Brescia, con conferma in Cassazione nel 2012 di Torino e Firenze e lo studio dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms.

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