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La sfida da record della barchetta – drone che controllerà la salute del mare

Foto Università di Firenze
Foto Università di Firenze
Il drone a energia solare targato Università di Firenze sta compiendo la traversata dell’Atlantico e ha già un primato, quello dei km in linea d’aria percorsi verso la meta finale.

 

FIRENZE – Non è ancora arrivata a destinazione ma ha già battuto un record, quello della maggiore distanza in linea d’aria percorsa da un’imbarcazione a guida autonoma. “Barchetta magica”, il drone costruito da un gruppo di ricercatori e di studenti dell’Università di Firenze per monitorare lo stato di salute delle aree marine protette, ha compiuto più del 75% del suo avventuroso viaggio da Gran Canaria alla volta dei Caraibi, superando in questi giorni i 3.500 km di percorso in linea d’aria. Si tratta della migliore performance a livello mondiale mai raggiunta da un veicolo marino sotto i 5 metri.

La missione consente ai ricercatori di testare sulla lunghissima distanza e in un ambiente insidioso le caratteristiche tecniche del prototipo, che è nato per ospitare al suo interno anche attrezzature in grado di compiere in autonomia rilevazioni come quelle relative a cambiamenti climatici e inquinamento delle acque e potrà essere impiegato per operazioni di pattugliamento delle acque.

Il drone – ideato dall’assegnista di ricerca Marco Montagni e messo a punto assieme a Enrico Boni e Luca Pugi, rispettivamente ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione e del Dipartimento di Ingegneria industriale, e ad Andrea Bertini, studente del corso di laurea in Ingegneria industriale – è un natante a vela di 1,8 metri alimentato da energia solare. Ha uno scafo rinforzato e un sistema automatico di chiusura della vela in caso di vento elevato, progettati per resistere all’affondamento e a fronti d’onda di 5 metri.

La barchetta magica è costruita per navigare in completa autonomia, seguendo la rotta preimpostata. Da quando è salpata, il 14 settembre scorso, è in costante contatto con i suoi ideatori grazie a un sistema di comunicazione satellitare che permette ai ricercatori fiorentini di modificare quando necessario la direzione.
La traversata oceanica dovrebbe concludersi attorno alla fine di febbraio; alla linea del traguardo mancano ormai meno di 1200 km.

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