Agricoltura

L’Agenzia europea per le sostanze chimiche ‘assolve’ il Glifosato: “Non è cancerogeno”

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Si smarca il Consiglio Regionale della Toscana. Ilaria Bugetti (presidente commissione Ambiente): “Noi abbiamo scelto sostenibilità e salute”.

 

di Gabriella Congedo

Glifosato, non ci sarebbero prove sufficienti per classificarlo come cancerogeno. Contro il parere della European Chemicals Agency (Echa), l’agenzia UE deputata alla sorveglianza delle sostanze chimiche, è scesa in campo la presidente della Commissione regionale Agricoltura Ilaria Bugetti (Pd). La Toscana, ha detto Bugetti in Consiglio Regionale, ha scelto di stare dalla parte della sostenibilità, a difesa della salute dei cittadini e dei distretti biologici. E ha citato studi scientifici che dimostrano gli effetti dannosi del glifosato, avvertendo che è necessario continuare a mantenere la barra dritta anche a costo di essere più restrittivi rispetto alle normative europee.

Stando alle anticipazioni rilasciate ai media dall’Echa, il noto erbicida avrebbe sì effetti anche di lunga durata sugli organismi acquatici, ma non ci sarebbero prove sufficienti per classificarlo come “tossico” o come “sostanza cancerogena, mutagena o tossica per la riproduzione“.
Il parere si inserisce nell’ambito di una più ampia valutazione sulla sostanza i cui risultati saranno trasmessi alla Commissione europea e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). A sua volta, “l’Efsa effettuerà la sua valutazione del rischio del glifosato, che dovrebbe essere pronta nel luglio 2023“, fa sapere l’Echa.
Sulla base di questi dati la Commissione europea presenterà un progetto di regolamento sulla possibilità di rinnovare o meno l’approvazione del glifosato.

Sull’argomento il Consiglio Regionale della Toscana si era già espresso nel gennaio 2020 approvando una mozione in cui si chiedeva la sostituzione di questo erbicida e di altri diserbanti nocivi con il ‘cippatino’, un prodotto formato da scaglie di legno che previene la crescita di erbe infestanti. L’atto impegnava la Giunta regionale a sollecitare il Governo “per valutare possibili misure di sostegno economico alla produzione massiccia di ‘cippatino’ da pacciamatura come alternativa ‘green’ all’utilizzo di glifosato nel settore floro-vivavistico”.

Fatte salve le buone intenzioni non sembra tuttavia che da allora si siano fatti grandi progressi. Le sperimentazioni “green” per ora sono marginali mentre in Toscana si continua a fare largo uso di fitofarmaci nell’agricoltura convenzionale soprattutto nei comparti chiave, il floro-vivavaistico e la viticoltura.
Lo dimostrano i report periodici di Arpat, l’agenzia regionale di protezione ambientale, che indicano un livello elevato di contaminazione da pesticidi in molti fiumi della Toscana con punte più elevate nella piana a sud-est di Pistoia, quasi interamente occupata dai vivai.
Dunque c’è ancora molto da fare per arrivare alla limitazione e infine all’eliminazione di queste sostanze che certamente bene non fanno. Con buona pace dell’Europa.

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