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L’ambiente è al primo posto nelle procedure d’infrazione europea a carico dell’Italia

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Solo le tre condanne per la gestione di acque reflue, discariche e rifiuti ci sono costate quasi 700 milioni di euro tra il 2015 e il 2022.

 

di Iacopo Ricci
26 gennaio 2024

L’Italia ha attualmente 69 procedure di infrazione europea a proprio carico e la maggior parte (15) riguarda il settore ambientale. Lo rende noto Arpat, l’Agenzia di protezione ambientale della Toscana.
Le procedure di infrazione comunitaria sono quei provvedimenti che vengono avviati nei confronti degli Stati che non adeguano il proprio ordinamento al diritto europeo. I Paesi membri infatti sono tenuti a recepire nel loro ordinamento le direttive europee; se non lo fanno o se non le rispettano possono incorrere in una procedura formale d’infrazione.

A dicembre 2023 (dati del Dipartimento per gli Affari Europei) pesavano sull’Italia 69 procedure, in calo rispetto ai dati di inizio 2023 quando se ne contavano 83.
I settori maggiormente interessati sono appunto l’ambiente (15) seguito da affari economici e finanziari (8), trasporti (7) e lavoro e politiche sociali (7). Delle 15 che riguardano l’ambiente 14 sono per violazione del diritto dell’Unione e 1 per mancato recepimento.

Il settore ambientale è anche quello dove si registra il maggior numero di condanne al pagamento di sanzioni pecuniarie; solo le tre condanne che riguardano la gestione delle acque reflue, la messa in sicurezza di discariche e lo smaltimento e recupero dei rifiuti hanno comportato, tra febbraio 2015 e luglio 2022, un esborso complessivo di quasi 700 milioni di euro.

Le procedure pendenti sulla qualità dell’aria

La direttiva europea 2008/50 sulla qualità dell’aria è oggetto di ben tre infrazioni a carico dell’Italia per i tre inquinanti PM10, PM2,5 e biossido di azoto.
La prima infrazione si è conclusa nel 2020 con una sentenza di condanna da parte della Corte europea di giustizia. Secondo la Commissione dal 2008 al 2017 l’Italia ha superato in maniera sistematica e continuata nelle zone interessate i valori limite giornaliero e annuale di particelle PM10 e non ha adottato misure appropriate per rientrare nei limiti. Le Regioni coinvolte sono: Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Per la Toscana il superamento riguarda la sola stazione della rete regionale di Lucca-Capannori.

La seconda infrazione (sentenza di condanna emessa nel 2022) è per il superamento sistematico e continuato dal 2010 al 2018 dei valori limite del biossido di azoto. Per la Toscana ha riguardato la stazione di Firenze – Gramsci

L’ultima procedura di infrazione è per il superamento fin dal 2015 del valore limite di PM2,5 in diverse città della valle del Po tra cui Venezia, Padova e alcune zone nei dintorni di Milano. Inoltre le misure previste dall’Italia non sono sufficienti a mantenere il periodo di superamento il più breve possibile.
Complessivamente l’Italia ha pagato oltre 800 milioni di euro per infrazioni europee in 10 anni, tra il 2012 e il 2021. Risorse che vengono sottratte dal bilancio pubblico e che potrebbero essere impiegate in altro modo nell’interesse della collettività.

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