Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Lavorare 4 giorni a settimana (pagati come 5) fa bene anche al Pianeta

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Diminuiscono i costi e l’inquinamento, aumenta la produttività: l’esempio di Unilever in Australia e Nuova Zelanda. Ma da noi è ancora un tabù.

 

di Sandro Angiolini
7 novembre 2022

Per molti la notizia a carattere ambientale più importante della settimana sarà probabilmente il lancio di una lattina di fagioli su un quadro di Van Gogh (peraltro protetto) in un museo di Roma, per protestare contro lo scarso impegno di Governi e imprese contro il cambiamento climatico. Non voglio entrare nel merito per ora ma forse ci tornerò sopra prossimamente, dato che mi aspetto seguiranno altri episodi simili.

La notizia che invece a me sembra altrettanto se non più significativa viene dall’Australia. Lì la locale filiale dell’Unilever (una delle corporation più importanti al mondo nel settore dei prodotti di largo consumo per la casa e la cura della persona) ha infatti deciso in questa settimana di far praticare ad oltre metà dei suoi 900 dipendenti una settimana lavorativa di “soli” quattro giorni. Motivo: l’hanno già sperimentata nella vicina Nuova Zelanda e i risultati sono stati ottimi: incremento della produttività, meno giorni di malattia, riunioni più efficaci e dipendenti mediamente più contenti.

Questa notizia non è che l’ultima di una serie di esperienze condotte in vari Paesi (ricordo ad esempio la Svezia, il Canada, gli Stati Uniti, ma anche qualche sparuto pioniere in Italia) accomunate appunto dalla riduzione della durata della settimana lavorativa a parità di stipendio, messe in opera da grandi e medie aziende private. Qualcuno potrà pensare che notizie del genere riguardino soprattutto la sfera delle politiche del lavoro e sociali, ma i suoi riflessi sulla sostenibilità ambientale sono a mio modesto avviso altrettanto importanti. E purtroppo largamente sottovalutati, specialmente in Italia.

Senza andare a scomodare il sociologo/psicologo francese Guy Aznar, che giusto 30 anni fa pubblicò un saggio abbastanza famoso (“Lavorare meno per lavorare tutti- 20 proposte”), dove suggeriva proprio la soluzione che adesso l’Unilever sta espandendo, appare evidente che dovendosi recare un giorno in meno la settimana sul luogo di lavoro diminuiscano i costi e l’inquinamento prodotto dai mezzi di trasporto privato, che tuttora dominano il nostro modo di spostarci. Inoltre una popolazione più contenta del proprio rapporto con il lavoro è più probabile che possa e desideri impegnarsi in attività di volontariato che, di nuovo, hanno un benefico impatto sulla tutela dell’ambiente. Infine, se si riduce lo stress legato al lavoro dovrebbe diminuire anche la spesa sanitaria connessa, e quindi si liberano risorse economiche che potrebbero essere indirizzate proprio verso interventi finalizzati alla sostenibilità.

Perché su questi temi non si sia sviluppato un dibattito e una riflessione approfondita nel nostro Paese rimane per me un inquietante mistero, considerato anche che la redistribuzione del tempo complessivo di lavoro su una massa più ampia di persone (altro effetto potenzialmente acquisibile grazie alla riduzione della durata media della settimana lavorativa) contribuirebbe a combattere la disoccupazione.
Possibile quindi che non ci siano da noi sindacalisti, politici, manager influenti che si prendano a cuore questi temi? Apparentemente è proprio così… E tra coloro che ci rimettono c’è anche l’Ambiente.

 

Sandro Angiolini_piccolaOLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.