Giardini planetari - di Dario Boldrini

L’orto creativo

riciclo creativo

Non conosce regole, stili o principi ma solo il libero riuso di oggetti per alcune coltivazioni protette, creative, utili.

 

di Dario Boldrini

L’orto è il luogo in cui si crea la vita, il nutrimento, la trasformazione. Nel suo significato più profondo e sacro l’orticultura risente di una prolungata dimenticanza da parte nostra nei suoi confronti, tanto che abbiamo tradotto l’attività di fare l’orto come un hobby leggero e “di tendenza”. Vista però la sua storia, la sua funzione e soprattutto la sua cultura, è forse il caso di fermarsi un attimo a riconsiderarlo in modo da riconoscergli un onesto valore.

I modelli principali che si sono evoluti nel corso della storia vanno da quello monastico, chiuso e intimo, in cui oltre alla produzione di ortaggi vi erano coltivazioni officinali e farmaceutiche, fiori e materie prime per la vita quotidiana, fino al modello industriale, meccanizzato e intensivo, di oggi. Siamo passati dai tempi dell’orto antico in condizioni sociali ed economiche di sussistenza e carestia, fino all’attuale situazione di iper produzione connessa a una iper distribuzione che costantemente porta all’aumento dei beni materiali, del consumo e degli sprechi.

In un gesto semplice come farsi l’orto può starci dentro il grande ideale di fare qualcosa per il pianeta. Innanzitutto nell’autoproduzione di cibo vegetale, nella riduzione dell’impoverimento del suolo, nel concorrere alla rigenerazione di luoghi sul piano ambientale, nel favorire il benessere delle persone, nel ripristinare la sacralità di un lavoro così importante e… perché no, nel riciclare contenitori e/o piante in modo creativo!

L’orto creativo non conosce regole, stili o principi ma solo il libero riuso di oggetti per alcune coltivazioni protette, creative, utili. Non siamo abituati a porre attenzione su tutti quei contenitori che diventano ottimi vasi originali da utilizzare per non dover comprare vasi di plastica o kit commerciali con più materiali che materia vivente. Così in una latta di caffè o biscotti possono radicare e crescere piantine succulente, nel vetro di un lampadario o perfino in un cassetto!
Troviamo costantemente ingombranti ammassati ai cassonetti o lungo le strade mentre anche gli oggetti dalla vita breve in realtà hanno più vite tutte da scoprire. E’ il caso di una pentola o uno scolapasta vecchio oppure una teiera, un annaffiatoio, in cui seminare il prezzemolo da impiegare ogni giorno in cucina, il basilico oppure una pianta aromatica perenne.

Anche le fragole si prestano a questi piccoli orti creativi, fiori commestibili, erba cipollina, radicchi e lattughe. Se poi liberate la vostra fantasia allora potrete consociare un pomodoro datterino con un tagete, un’aloe con una pacciamatura decorativa fino a personalizzare le creazioni sugli spazi in cui saranno posizionate. Pensiamo a una pentola con una piantina aromatica in cucina, una latta da caffè con una succulenta in un bar, una scatola per bottiglie di vino con dei fiori per un’enoteca, un cestino o un cassetto con delle fragole per la terrazza o il soggiorno.

Occasioni di riciclo che inducono a sviluppare la fantasia per piccole coltivazioni, risparmiare acquisti che alimentano comunque un mercato del green poco ecologico e dare nuova vita a oggetti destinati al contenitore dell’indifferenziato. Trasformare uno scomodo rifiuto in un comodo orto creativo si può!

 

Dario Boldrini è nato e vive a Montespertoli (Fi). Dopo 12 anni di lavoro in uno studio di Architettura del Paesaggio di Firenze (ha progettato alcuni dei primi orti urbani) ha scelto di vivere nel podere di famiglia San Ripoli dove, insieme alla compagna Elisa, ha fondato l’associazione Seminaria. Un progetto che spazia dalla creazione di orti e giardini ai laboratori di orticoltura per bambini e adulti, dalle spirali di erbe aromatiche ai seminari di orti creativi.
Appassionato divulgatore, ha realizzato centinaia di servizi per il programma GEO di RAI 3 in giro per l’Italia. Il suo progetto della Terza Piazza a Firenze (Coop di piazza Leopodo) è diventato un modello di aggregazione sociale.
“Giardiniere planetario” è una qualifica ereditata da Gilles Clèment, agronomo e paesaggista francese.
www.darioboldrini.net

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