Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Mal presentato e senza risorse: ecco il piano dell’Italia di adattamento al cambiamento climatico

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Arrivato con anni di ritardo (siamo gli ultimi in Europa) non è chiaro chi e come lo debba attuare né con quali risorse. E intanto il tempo scorre. 

 

di Sandro Angiolini
7 gennaio 2024

Il 2023 è stato l’anno più caldo finora registrato sulla Terra almeno da due secoli e mezzo a oggi (cioè da quando si misurano bene le sue temperature). Avere degli inverni caldi ha i suoi vantaggi, come risparmiare sulle spese per il riscaldamento e favorire alcune attività turistiche, ma il rischio di ritrovarsi con le zanzare tigre e con i parassiti di molte piante a febbraio non è piacevole.

Per affrontare tutto questo i Paesi hanno messo a punto dei piani di “adattamento” al cambiamento climatico, dove con questo termine si intende la modifica di una serie di infrastrutture e di servizi in grado di farci gestire temperature crescenti, maggiori siccità e precipitazioni più intense con i minori danni possibili, per gli esseri umani e per l’ambiente. Per la serie: prevenire è meglio che curare.

L’ultima nazione a redigere un piano del genere in Europa è stata l’Italia, tre giorni fa; da notare che il piano arriva ben 9 anni dopo l’approvazione della strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Come può verificare chiunque vada sul sito ufficiale del Ministero dell’Ambiente (mase.gov.it/piano-nazionale-di-adattamento-ai-cambiamenti-climatici) il piano (acronimo Pnacc) viene presentato in maniera frammentata e pressoché incomprensibile. Per fare due esempi banali, non ne esiste un layman’s report, cioè una sintesi scritta anche per i non specialisti della materia (per esempio la maggioranza dei politici e amministratori); né una tabella riassuntiva dei principali interventi (e relativi tempi/costi) previsti.

Devo perciò affidarmi a quanto ne commenta la principale associazione che studia questi temi in Italia, cioè l’ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile), diretta dall’ex ministro Enrico Giovannini: “Per dare immediata e piena attuazione al Piano occorre che il Governo crei in tempi brevissimi la struttura di governance prevista dallo stesso Piano, così da trasformare gli obiettivi stabiliti in azioni concrete. Inoltre, va ricordato che il Pnacc non beneficia di specifiche risorse finanziarie: per questo, bisogna urgentemente valutare se e come gli investimenti previsti dal Pnrr o quelli finanziati da altri strumenti, come i fondi europei e nazionali per la coesione, possono contribuire alla realizzazione del Piano”.

Che tradotto in parole povere significa: non è chiaro chi e come lo debba attuare, né con quali risorse. Se questo è un esempio di come uno dei primi 10 Paesi più avanzati al mondo tratta uno dei problemi più gravi in assoluto siamo fritti. È chiaro che si tratta di problemi complessi che coinvolgono molti enti e soggetti diversi ma il tempo scorre, mentre gli impatti negativi legati ai cambiamenti climatici aumentano di anno in anno. Dimenticavo: in Italia è prioritario occuparsi della proroga delle concessioni balneari o di cosa fanno alcuni famosi influencer…

Sandro Angiolini_piccolaOLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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