Inquinamento

Pesticidi nelle acque, le associazioni di Pistoia dopo il rapporto Ispra: “Dati allarmanti”

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Alleanza Beni Comuni, Acqua Bene Comune e Obiettivo Periferia: “Nessun corpo idrico del nostro territorio si salva”. Ma oltre alle singole sostanze preoccupa l’effetto cocktail.

 

di Gabriella Congedo

PISTOIA – Tanti, troppi pesticidi nelle acque, sia di superficie che sotterranee. Sono ancora una volta dati preoccupanti quelli che emergono dal Rapporto nazionale pesticidi nelle acque. Dati 2017 – 2018 pubblicato da ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il documento è stato reso pubblico lo scorso 23 dicembre. Su 426 sostanze inquinanti cercate nelle acque ne sono state trovate 299: gli insetticidi quelle più diffuse. Nelle acque superficiali, superamento dei limiti per glifosate e fungicidi.
Le indagini hanno riguardato 4.775 punti di campionamento e 16.962 campioni; nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio, in quelle sotterranee nel 32,2% dei 2.795 punti.

Ma quello che dovrebbe allarmare ancor di più, fanno notare le associazioni pistoiesi Alleanza Beni Comuni, Acqua Bene Comune Pistoia e Valdinievole e Obiettivo Periferia, è l‘effetto cocktail di queste sostanze, finora ampiamente trascurato e di cui non si conoscono appieno gli effetti: “Se si pensa che in Italia in agricoltura si utilizzano circa 114.000 tonnellate all’anno di prodotti fitosanitari (ISTAT 2019) che contengono circa 400 sostanze diverse ci chiediamo come si possa valutare il rischio per l’uomo e per gli altri organismi esposti a miscele di sostanze chimiche”.

Quando si parla di pesticidi su Pistoia ci sarebbe parecchio da dire. Qui c’è il più grande distretto florovivaistico d’Europa e di queste sostanze si fa un uso massiccio. Le più recenti indagini di Arpat, l’agenzia regionale di protezione ambientale, hanno rilevato valori altissimi di fitofarmaci in fiumi e torrenti della Piana pistoiese, in alcuni casi un’autentica concentrazione di veleni (leggi qui l’articolo). La maglia nera è andata più volte ai corsi d’acqua della pianura a sud-est della città, quasi completamente occupata dai vivai.

Una situazione che le associazioni conoscono e denunciano da tempo: “Purtroppo la realtà evidenzia che delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile dal 2004 ad oggi nessun corpo idrico del nostro territorio ha raggiunto la classificazione A1, cioè acqua buona, e neppure A2, che è un’acqua sufficientemente buona. La nostra acqua è in categoria A3, cioè acqua che ha bisogno di un trattamento chimico spinto di affinazione e disinfezione; ma non solo, alcuni corpi idrici sono addirittura in sub A3: categoria inventata e in deroga per portare acqua alla potabilizzazione e permetterne l’uso. Per non parlare dei tubi di amianto che fanno parte da anni del reticolo idrico”.

Di fronte a dati del genere, anche se non rappresentano una novità, non bisogna rassegnarsi e le associazioni promettono battaglia: “Un bene comune come l’acqua deve essere tutelato e chiediamo, soprattutto sul nostro territorio, che si riduca l’uso dei pesticidi del 50% triplicando le superfici da coltivare a biologico. Questo forse, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, crediamo sia il minimo sindacale che si debba fare”.

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