Rifiuti e riciclo

Plastica, in Toscana la raccolta coincide davvero con il riciclo?

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Nel 2025 raccolte oltre 100 mila tonnellate di imballaggi ma resta difficile conoscere quanti ne vengano davvero riciclati, bruciati o smaltiti.

 

di Iacopo Ricci
29 settembre 2026

La Toscana raccoglie sempre più plastica, ma sapere quanta ne torni realmente sul mercato sotto forma di nuova materia resta molto più difficile. Nel 2025 sono state intercettate nella Regione circa 100.680 tonnellate di imballaggi plastici, pari a 27,5 chilogrammi per abitante. Dopo la raccolta, però, comincia un percorso industriale complesso fatto di selezione, scarti, vendite ai riciclatori, produzione di granuli e, per le frazioni non recuperabili, recupero energetico o smaltimento.

Il principale snodo della filiera toscana è lo stabilimento Revet di Pontedera, che serve gran parte dei Comuni della Regione. Qui gli imballaggi vengono separati per tipologia: PET, HDPE, film plastici, polipropilene e plastiche miste. Una parte del materiale proveniente dall’Ato Toscana Sud passa prima da impianti di valorizzazione come Ecolat a Grosseto, Asciano e CRCM a Terranuova Bracciolini.

Utilizzando come riferimento la composizione media nazionale delle plastiche selezionate nel sistema COREPLA su 100 chilogrammi raccolti si possono stimare circa 16 chili di PET, 7 di HDPE, 17 di film, 6 di polipropilene e 24 di plastiche miste. Si tratta però di una ricostruzione indicativa: non esiste oggi un bilancio pubblico regionale che permetta di seguire ogni singolo chilogrammo dalla raccolta fino all’impianto finale.

Le frazioni più omogenee, come PET e HDPE, vengono pressate in balle e immesse nel circuito COREPLA, che le assegna tramite aste a riciclatori italiani ed europei. Da queste plastiche si ottengono scaglie e granuli destinati a nuove bottiglie, flaconi, vaschette, film, tubi, componenti e altri manufatti. Non è però pubblicamente disponibile, per ogni lotto toscano, l’identità dell’azienda che acquista il materiale.

Più tracciabile è invece la filiera delle plastiche miste. A Pontedera una parte del plasmix viene lavata, separata e trasformata in granulo riciclato. Nel 2025 Revet ha alimentato la linea di riciclo con circa 17.151 tonnellate di rifiuto plastico ottenendo circa 10.906 tonnellate di granulo: una resa industriale vicina al 64%.

Quel materiale viene venduto soprattutto al florovivaismo, che assorbe oltre il 60% della produzione, seguito da edilizia, prodotti per la raccolta dei rifiuti e compound. Una delle filiere più visibili è quella dei vasi per il distretto vivaistico pistoiese: il materiale riciclato torna a essere prodotto industriale e rientra nel ciclo produttivo regionale.

Resta però aperta la domanda centrale: quanta plastica raccolta in Toscana viene effettivamente riciclata e quanta finisce invece a recupero energetico o smaltimento? I dati pubblici disponibili non consentono ancora di ricostruire con precisione il percorso completo.

Per misurare davvero l’efficacia della raccolta differenziata servirebbe quindi un bilancio annuale regionale capace di indicare, per ogni 100 chili raccolti, quanti diventano nuova materia, quanti vengono bruciati e quanti finiscono in discarica. Perché raccogliere di più non significa automaticamente riciclare di più.

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