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Riconosciuto ufficialmente il Distretto biologico della Maremma, è uno dei più grandi d’Europa

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Composto da sette Comuni abbraccia un territorio agricolo di quasi 100.000 ettari di cui il 41% condotto con metodo biologico. Circa 300 le aziende aderenti. 

 

Redazione
4 agosto 2023

GROSSETO – Cresce e si arricchisce il biologico in Toscana. Ieri la Regione ha riconosciuto ufficialmente il distretto biologico della Maremma. Il nuovo arrivato va ad arricchire il patrimonio toscano dei distretti biologici dove sono già presenti quelli di Fiesole (il primo, nato due anni fa), della Val di Cecina, di Calenzano, del Montalbano e del Chianti.
Con il distretto della Maremma salgono così a sei in Toscana le realtà dedicate alla coltivazione, all’allevamento, alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari ottenuti con metodo biologico.

Sette Comuni, un solo progetto

Il distretto biologico della Maremma nasce dopo un percorso di condivisione degli obiettivi portato avanti da diversi mesi nei Comuni di Capalbio, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano, Orbetello e Scansano. Neo presidente il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

Il territorio del distretto, che corrisponde ai confini amministrativi dei sette Comuni, ha una superficie agricola utilizzabile (SAU) di quasi 96.000 ettari, di cui il 41% condotti con il metodo dell’agricoltura biologica, grazie anche alle circa 300 aziende biologiche che partecipano al progetto economico territoriale integrato del distretto.

Anche un territorio che riveste un ruolo così importante per l’agricoltura toscana e nazionale – ha detto la vicepresidente e assessora all’Agroalimentare Stefania Saccardiha fatto la scelta di dotarsi dello strumento del distretto biologico. Siamo una regione che vuol fare di un’agricoltura sana, di qualità e ambientalmente sostenibile un modello da diffondere”.
Per Saccardi la Toscana è sulla buona strada Siamo “se si considera che l’Europa ha dato l’obiettivo del 25% della superficie coltivata a biologico per il 2025 e già adesso la Toscana è al 35% e abbiamo riconosciuto il sesto distretto biologico della Toscana. È un numero alto, destinato a crescere ancora”.

Gli altri distretti già istituiti

– Il distretto biologico di Fiesole, il primo riconosciuto in Toscana, nasce come distretto rurale ad alta vocazione biologica e si trasforma poi in distretto biologico. Comprende il solo comune di Fiesole e ha una SAU biologica del 68%.
– Il distretto biologico della Val di Cecina si estende su 12 Comuni: Bibbona, Casale Marittimo, Castelnuovo Val di Cecina, Cecina, Guardistallo, Lajatico, Montecatini Val di Cecina, Montescudaio, Monteverdi Marittimo, Pomarance, Riparbella, Volterra. Hanno aderito 10 aziende tramite il Coordinamento Toscano Produttori Biologici.
– Il distretto biologico di Calenzano insiste sul solo comune di Calenzano, che ha una SAU biologica del 36%. Sono 10 le aziende biologiche che hanno aderito.
– Il distretto biologico del Montalbano comprende il territorio dei Comuni di Carmignano e Poggio a Caiano con una superficie agricola utilizzabile di 4.876 ettari, di cui oltre il 40% condotti con il metodo dell’agricoltura biologica.
– Il distretto biologico del Chianti. Riconosciuto il 31 gennaio 2023, il suo territorio comprende 7 Comuni: Barberino Tavarnelle, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e San Casciano Val di Pesa.

Le tre regole per diventare distretto biologico

Tre sono i vincoli che la Regione Toscana ha posto per istituire un distretto:
– presenza di una superficie condotta con metodo biologico pari almeno al trenta per cento rispetto alla superficie agricola utilizzata.
– l’adesione di almeno 3 imprenditori agricoli biologici iscritti nell’elenco pubblico degli operatori dell’agricoltura e dell’acquacoltura biologiche che operano sul territorio del distretto o, se presente sul territorio, un’associazione in cui siano presenti almeno tre imprenditori agricoli biologici iscritti;
– l’adesione di un terzo dei Comuni del territorio del distretto, che si devono impegnare ad adottare politiche di tutela dell’uso del suolo, di riduzione della produzione di rifiuti, di difesa dell’ambiente e di promozione delle produzioni biologiche e di difesa e sviluppo dell’agrobiodiversità.

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