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Sant’Anna di Pisa: “Il sogno di un’agricoltura senza Glifosate è possibile”

Pianta di veccia comune.
Pianta di veccia comune.

L’utilizzo della veccia ridurrebbe le erbe infestanti fornendo azoto, senza diminuire le produzioni agricole e rendendo inutile l’uso del Glifosate.

 

Redazione
13 settembre 2022

PISA – Nonostante sia di dominio pubblico quanto sia necessario ripensare il nostro sistema di produzione agricola per renderlo più indipendente da input esterni, più resiliente e proteggere la salute dell’uomo e dell’ambiente, secondo l’Istat il consumo di Glifosate in Toscana, dopo il calo progressivo degli ultimi quattro anni, nel 2020 è tornato a crescere vistosamente raggiungendo quantitativi prossimi al triennio di riferimento 2011-2013 (96%).

I pesticidi sono diffusi negli alimenti, fungicidi e insetticidi usati in agricoltura che arrivano sulle nostre tavole e che, giorno dopo giorno, mettono a repentaglio la nostra salute e quella dell’ambienteLa speranza di andare verso un’agricoltura più sana senza compromettere le rese delle colture arriva adesso da uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna che ha valutato gli effetti della semina su terreno sodo (non lavorato) del girasole in presenza dei residui di una coltura di copertura di veccia, pianta erbacea comune nei prati e coltivata come foraggio.

La copertura di veccia ha protetto il suolo, ha ridotto la presenza di malerbe e ha fornito azoto al girasole, contribuendo alla sua crescita sana e rigogliosa. Senza fare uso di glifosate, spiegano i ricercatori, le piante infestanti del girasole sono state controllate del tutto e la coltura ha dato risultati produttivi ed economici paragonabili, se non superiori, rispetto alla tradizionale tecnica che combina l’uso del roller crimper con quello del glifosate.

Per confermare la possibilità di fare a meno del glifosate, il team ha messo a confronto rese e remuneratività economica dei diversi sistemi di coltura dimostrando come, in questo caso, si potesse fare a meno di questo erbicida. Le quantità di Glifosate utilizzate a livello globale sono aumentate di 15 volte – racconta Paolo Bàrberi, docente di Agronomia e coltivazioni erbacee della Scuola Superiore Sant’Anna – e numerose evidenze scientifiche indicano che il Glifosate e i suoi prodotti di degradazione non sono così innocui come sembravano”.

Residui di queste sostanze vengono costantemente ritrovati nel suolo, nelle acque, nei sedimenti e nella catena trofica. Negli USA e in Europa fino all’80 per cento delle persone e degli animali allevati hanno residui di glifosate nelle urine, e l’erbicida è stato inserito dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come sostanza sospettata di causare tumori.

“Alla fine del 2022 l’Unione Europea dovrà decidere sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del Glifosate – prosegue Bàrberi – pertanto c’è urgente richiesta di soluzioni valide, dal punto di vista tecnico ed economico, che permettano di svincolarsi dall’uso di questo erbicida”

“I risultati del nostro studio possono essere di grande impatto anche per l’agricoltura biologica – sottolinea Daniele Antichi, altro docente di Agronomia e coltivazioni erbacee dell’Università di Pisa – che fa della rinuncia all’impiego di agrofarmaci di sintesi uno degli elementi portanti”

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