LE AZIENDE INFORMANO Tessitori del mondo nuovo

Tessile, la Green Collection di Lamperti è tra i Prodotti Rifiuti Zero dell’anno

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L’azienda lombarda lancia la sfida al monouso nella ristorazione con una collezione premiata per l’attenzione al riciclo e all’economia circolare.

 

di Marcello Bartoli

OSNAGO (Lecco) – L’attività delle lane rigenerate di Prato è storica e rappresenta un esempio virtuoso di quella che oggi viene definita economia circolare. Attraverso il riciclo di abiti usati e scarti tessili, i cosiddetti “cenci” vengono trasformati prima in fibra, poi di nuovo in tessuto e abbigliamento. L’associazione per il tessile riciclato italiano con sede a Prato si chiama ASTRI e riunisce almeno 500 aziende. Con ben 22 mila tonnellate di stracci riciclati ha guadagnato nel 2019 il premio “Le buone pratiche d’impresa verso Rifiuti Zero” da parte di Zero Waste Italy.

Sono tante le nuove sfide che il mondo del tessile dovrà affrontare dopo che, il 30 marzo scorsola Commissione europea ha pubblicato la tanto attesa strategia dell’Ue per la sostenibilità del tessile.  Sullo sfondo uno studio del 2013 che rivela i vantaggi ambientali del tessile contro il monouso nella ristorazione e l’obbligo in Italia dal 1° gennaio 2022 di raccolta differenziata dei rifiuti tessili con il decreto legislativo n. 116/2020.

green-Collection-Carlo-lamperti-Toscana-ambiente-rifiuti-zero-wasteMa di tessile riciclato non si parla solo per l’abbigliamento. Non dobbiamo dimenticare il tessile per i servizi alla persona, quello per la casa e quello per la ristorazione e l’ospitalità. In questo contesto si inserisce perfettamente la storia della Green Collection creata dalla storica tessitura lombarda Carlo Lamperti est 1861, appena entrata a far parte dei Prodotti Rifiuti Zero di Zero Waste.

Si tratta di una collezione dedicata alla ristorazione composta di 5 diversi strofinacci e 1 tovagliolo realizzati con cotone riciclato. L’obiettivo di questa collezione, concepita per il lavaggio industriale e l’uso professionale, è quello di limitare quanto più possibile l’uso della carta e riutilizzare scarti di cotone provenienti da capi di seconda scelta oppure a fine ciclo di utilizzo.

I filati impiegati sono tinti con coloranti indanthrene solidi al cloro e all’acqua ossigenata, tipicamente utilizzati nei lavaggi industriali. La collezione è stata realizzata con filati definiti RYC, una mescolanza intima di 70% di cotone riciclato e 30% di poliestere riciclato. La lavanderia industriale o il ristorante che scelgono di adottare la Green collection si avvicinano a una filosofia più rispettosa dell’ambiente anche perché la collezione firmata Lamperti è accompagnata da due certificati: Green restaurant e Green laundry.

Heini Galimberti (amministratore delegato di Lamperti) e suo figlio Ottone (responsabile marketing).
Heini Galimberti (amministratore delegato di Lamperti) e suo figlio Ottone (responsabile marketing).

L’intero processo di produzione dei filati riciclati è completamente meccanico. Non viene impiegato nessun additivo o sostanza chimica. Il colore del filo, derivante chiaramente da sostanze chimiche, proviene dal colore del capo originario.

Il ciclo di vita del prodotto

Cosa succede al prodotto una volta che il suo ciclo di vita arriva al termine? Carlo Lamperti prevede tre possibili alternative:

1- La prima consiste nel destinare i prodotti a usi alternativi. I tessili possono trovare impiego come pezzame industriale, nelle officine meccaniche, come strumenti per le imprese di pulizia, per qualsiasi mansione che preveda l’utilizzo di una superficie assorbente o pulente;

2- Gli scarti e i prodotti a fine vita possono essere utilizzati per generare prodotti di maggior valore rispetto al prodotto originale (upcycling). Gli scarti di lavorazione, i cosiddetti prodotti di seconda, vengono destinati a nuovi canali in cui trovano impieghi di valore superiore. Carlo Lamperti ha così sviluppato la Second chance collection, una serie di prodotti, borse, sacchetti, contenitori realizzati con prodotti di scarto e a fine vita.
Tutto può essere utilizzato: tappeti, lenzuola, tovaglie, vecchi abiti da lavoro. Il tutto viene cernito, selezionato, riconfezionato e riutilizzato per la produzione di nuovi capi di abbigliamento. Vecchie lenzuola diventano camice, vecchi tappeti vengono riconfezionati e diventano borse, vecchie tovaglie altri capi di abbigliamento come felpe o giacche. Altri prodotti invece vengono semplicemente tritati e diventano imbottitura per cuscini o giacche invernali. In quest’ottica non esistono scarti ma nuove opportunità.

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3- L’ultima alternativa è rappresentata dal riciclo. Gli articoli a fine vita vengono destinati allo stesso trattamento e lavorazione del filato che li ha generati. Gli articoli quindi ritornano al fornitore, vengono cerniti e “choppati” per ottenere nuovamente una poltiglia. Ciò che cambia è la percentuale di poliestere riciclato necessario per l’ottenimento del filo. Se per ottenere un filo resistente e capace di sopportare il tessimento prima era sufficiente una percentuale di 70% di cotone e di 30% di poliestere, la percentuale di poliestere successiva al primo ciclo dovrà essere incrementata. Procedendo potenzialmente all’infinito con questo procedimento avremo capi composti da sempre meno cotone e sempre più da poliestere.

Ci sembra che il tessile per la ristorazione possa dimostrare che il suo impatto ambientale rispetto all’usa e getta della carta, o ancor peggio del TNT, sia inferiore secondo diversi parametri. Sullo sfondo ci sono aziende che fanno innovazione e immettono sul mercato prodotti preoccupandosi dell’ambiente e dei vari portatori di interesse. Qualcuno se ne accorge e le premia. Speriamo possano accorgersene tutti i protagonisti del settore.

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