L’associazione contesta i criteri della Regione per i corsi sulla gestione dei grandi carnivori: «Esclusi esperti scientifici, il fucile non può essere requisito necessario».
Redazione
12 ottobre 2026
Escludere chi ha competenze scientifiche a favore di chi possiede un porto d’armi per uso venatorio. È questa la scelta della Regione Toscana sui criteri d’accesso ai corsi di formazione per gli operatori destinati alla gestione dei grandi carnivori che ha sollevato la dura presa di posizione del WWF Italia.
L’associazione ambientalista esprime forti perplessità riguardo alla decisione di inserire il patentino venatorio tra i requisiti necessari per accedere alla formazione. Un vincolo che, secondo il WWF, finisce per tagliare fuori figure esperte e professionisti qualificati che potrebbero invece offrire un contributo concreto alla mitigazione dei conflitti tra la fauna selvatica e le comunità locali.
«La gestione dei grandi carnivori richiede anzitutto competenze scientifiche e tecniche», sottolinea l’associazione. Tra le capacità ritenute indispensabili figurano la padronanza delle tecniche di monitoraggio e di rilevamento dei dati sul campo, la valutazione delle criticità, l’adozione delle migliori strategie di prevenzione per tutelare gli allevamenti e la corretta applicazione di misure di dissuasione.
Per queste ragioni il WWF chiede che l’accesso ai corsi sia garantito in primo luogo a persone con una comprovata esperienza nel settore del monitoraggio e della gestione delle interazioni tra uomo e fauna selvatica, a prescindere dall’appartenenza al mondo venatorio.
Priorità assoluta alla prevenzione
La gestione del lupo e degli altri grandi carnivori viene definita come una materia complessa che non può essere ridotta al solo prelievo. Sebbene i conflitti con le attività umane siano reali e vadano affrontati con serietà per il WWF la priorità assoluta deve essere data agli strumenti di prevenzione: protezione idonea degli allevamenti, monitoraggio continuo e interventi scientificamente valutati di allontanamento e dissuasione.
L’eventuale rimozione di un esemplare problematico deve rappresentare un’opzione del tutto eccezionale, applicabile unicamente quando siano state verificate tutte le condizioni di legge e sia stata dimostrata l’inefficacia di qualsiasi alternativa praticabile. In tali circostanze, inoltre, la decisione deve spettare esclusivamente alle autorità pubbliche e l’intervento va affidato a personale pubblico adeguatamente formato, in modo da scongiurare ogni possibile conflitto di interessi.
«La gestione dei grandi carnivori deve fondarsi su conoscenza, prevenzione e responsabilità pubblica», conclude Guido Scoccianti, delegato regionale WWF per la Toscana. «Il fucile non può essere il criterio di accesso per corsi su monitoraggio e gestione della fauna, né il punto di partenza di politiche che devono avere come obiettivo prioritario la convivenza tra uomo e grandi carnivori».



















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