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Carrara di nuovo sott’acqua: «Non è solo il meteo, è cattiva gestione del territorio»  

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Foto Legambiente Carrara

Legambiente Carrara lancia l’allarme dopo l’ultima alluvione e chiede una svolta radicale: «Serve una città spugna dai monti al mare».

 

Redazione
11 ottobre 2026

CARRARA – Un’ondata di maltempo straordinaria ha colpito ancora una volta Carrara, trasformando in poco tempo le strade in veri e propri fiumi. Con un’intensità di 130 millimetri di pioggia caduti in appena un’ora i quartieri da Avenza a Marina sono stati tra i più colpiti, il torrente Carrione ha raggiunto livelli di guardia mentre viale XX Settembre e viale Zaccagna si sono ritrovati sommersi e chiusi al traffico, lasciando veicoli in panne ad Avenza e automobilisti intrappolati nei sottopassi di Baudoni e via Marchetti.

L’emergenza ha visto in prima linea la centrale operativa della Protezione Civile comunale e i volontari della VAB, che hanno lavorato instancabilmente per prestare soccorso e limitare i disagi alla cittadinanza. Tuttavia, al di là dell’impegno dei soccorritori, Legambiente Carrara punta il dito contro le cause profonde di queste periodiche criticità.

La denuncia: «Invece di curare il territorio si continua a cementificare»

Secondo l’associazione ambientalista attribuire la responsabilità esclusivamente alle precipitazioni eccezionali è una lettura parziale. La causa principale risiede nella prolungata cementificazione del suolo sostenuta nel tempo dalle diverse amministrazioni locali. Invece di incentivare il recupero del patrimonio edilizio esistente si è continuato a edificare e a pavimentare piazze, marciapiedi e strade con materiali del tutto impermeabili.

L’impermeabilizzazione impedisce al terreno di assorbire le acque meteoriche, costringendole a scorrere in superficie e ad appesantire il reticolo idrico. Perfino le aiuole cittadine e i marciapiedi di recente fattura vengono spesso realizzati con cordoli impermeabili che ostacolano l’infiltrazione dell’acqua nel terreno. Legambiente sottolinea come l’adeguamento delle reti fognarie rappresenti soltanto un palliativo di fronte alla portata della crisi climatica in corso.
Il problema si estende dalle colline fino al litorale:

– I ravaneti a monte: seppur potenzialmente in grado di assorbire e rallentare il flusso delle acque grazie alla loro permeabilità e scabrezza risultano intasati da terre e detriti, trasformandosi da elemento di protezione idraulica a fattore di pericolo.
– Corsi d’acqua imbrigliati: fiumi e canali sono stati ristretti all’interno di muri spondali di cemento che impediscono il naturale filtraggio nelle falde acquifere, aumentando inevitabilmente l’altezza dei picchi di piena.
L’insieme di questi interventi finisce per strutturare l’intero paesaggio urbano e naturale come una vera e propria «fabbrica di alluvioni».

La proposta: depavimentazione e rigenerazione urbana

Per invertire questa tendenza Legambiente chiede alle istituzioni locali una vera e propria rivoluzione culturale e strategica. Non basta affidarsi alla gestione dell’emergenza affidata alla Protezione Civile, ma occorre applicare sistematicamente il modello della “città spugna”:

– Raggiungere il consumo di suolo zero: avviare piani concreti e a breve termine per il ripristino e la rinaturalizzazione dei suoli.
– Favorire il drenaggio: depavimentare le superfici urbane impermeabili, realizzare rain garden (giardini della pioggia) e piantare boschi urbani.
– Cambiare mentalità negli interventi quotidiani: integrare i principi di permeabilità e resilienza idrica nella pianificazione di ogni cantiere pubblico o privato.

Di fronte al cambiamento climatico conclamato, concludono gli ambientalisti, serve un profondo esame di coscienza da parte dell’amministrazione e degli uffici tecnici per trasformare Carrara in un territorio capace di convivere in sicurezza con i fenomeni meteorologici estremi.