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Caccia agli storni in Toscana, il Tar sospende la delibera sugli abbattimenti

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Accolta la richiesta cautelare di LAV e LNDC Animal Protection. L’autorizzazione non sarà applicata finché resta efficace la misura del Tar.

 

Redazione
10 ottobre 2026

Il Tar della Toscana ha sospeso l’efficacia della delibera regionale n. 751 del 22 giugno 2026 che autorizzava l’abbattimento in deroga di 20.000 storni (Sturnus vulgaris) nell’arco di pochi mesi. I giudici hanno accolto la richiesta cautelare presentata da LAV e LNDC Animal Protection.

La decisione impedisce, per il momento, di effettuare abbattimenti di storni sulla base della specifica autorizzazione regionale contestata. Non comporta però l’annullamento della delibera, né vieta in generale la caccia allo storno eventualmente consentita da altre disposizioni. Il provvedimento cautelare potrà essere modificato o revocato e la questione della legittimità dell’atto resta da esaminare nel giudizio di merito.

La decisione è stata accolta favorevolmente dalle associazioni ambientaliste toscane Atto Primo Salute Ambiente Cultura e Giardino dei Fenicotteri Piana di Lecore, che da luglio hanno avviato una serie di iniziative amministrative per contestare la scelta della Regione.

Le due organizzazioni hanno presentato congiuntamente alla Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Toscana un’istanza cumulativa comprendente richieste di accesso civico generalizzato e accesso agli atti, una diffida, una messa in mora e un’istanza di riesame in autotutela.
L’attività è proseguita anche durante agosto con ulteriori interlocuzioni istituzionali e il coinvolgimento del Difensore civico regionale attraverso un procedimento che, secondo le associazioni, risulta tuttora in corso.

Pur non avendo promosso direttamente il ricorso davanti al Tar il lavoro amministrativo e i contatti con le istituzioni svolto da Atto Primo e Giardino dei Fenicotteri ha supportato l’iniziativa giudiziaria di LAV e LNDC.
Le due realtà sottolineano il valore delle attività svolte dalle organizzazioni di volontariato locali, spesso con risorse limitate, e auspicano una collaborazione più stretta tra le associazioni impegnate nella protezione degli animali e della biodiversità.

La vicenda riporta al centro del confronto regionale il ricorso alle deroghe venatorie, la gestione della fauna selvatica e il rapporto tra tutela delle attività agricole e conservazione delle specie.

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